martedì 23 giugno 2015

La restituzione----

"La restituzione per San Francesco era importantissima, io ricevo e devo restituire...la Romita di Cesi negli anni ha ricevuto i pellegrini, dai pellegrini e restituisce per i pellegrini..."
QUESTO E' QUELLO CHE MI HA DETTO FRA BERNARDINO QUANDO COMMOSSA PER LA SUA DONAZIONE L'HO CHIAMATO POCO FA...10.000 euro PER LA RUAH !!!
Che dire? Sono commossa e penso anche che se tutti quelli che hanno RICEVUTO dal cammino ci mettessero anche solo 10 euro nel mese o poco più che resta per la fine del crowdfunding riusciremmo a raggiungere la somma per acquistare la RUAH
Chi ha orecchie per intendere intenda....
Grazieeeee Bernardino, grazieee Romita!!!

martedì 21 aprile 2015

Sognando...la RUAH

...e così, poco fa, con un tecnico e i proprietari siamo andati alla RUAH! Che bella, che voglia di vederla aperta e piena di vita! Ora sta a voi, la casa attende speranzosa, è 5 anni che ci aspetta! Proprio mentre eravamo lì sono passati dei pellegrini....che voglia di dire loro: " entrate, appoggiate lo zaino, fatevi una doccia e poi salite ad Assisi!" PELLEGRINI STA A VOI, BASTA POCO, DATE QUELLO CHE POTETE MA...FATE SI' CHE ANCHE CON UN MODESTO AIUTO, IL VOSTRO AIUTO, QUESTO SOGNO PER TUTTI DIVENGA REALTA'!
Nelle foto anche quella che era la stalla, poi un magazzino e che diverrà la sala da pranzo...vi prometto delle belle cene come alla "Perfetta Letizia", vi prometto la gioia che c'era attorno a quella tavola....vi prometto....che veramente lì si farà LA BELLEZZA
ORA STA A VOI!




lunedì 6 aprile 2015

ALLELUYAAAA CI SIAMOOOO!


CLIKKATE SU:

www.produzionidalbasso.com


poi su PROGETTI INCORSO

IL PROGETTO DELLA RUAH E' LI' !!!


E.....SIATE GENEROSI...AVETE 114 GIORNI PER 

ESSERLO!

e che l'Angelo, tutte le schiere, ci diano una mano!




mercoledì 1 aprile 2015

CI SIAMO QUASI!




Il crowdfunding sta per partire ed è emozionante vedere che alcuni di voi hanno già donato direttamente sul conto GRAZIEEEE!
Come si fa, nel progetto di crowdfunding su www.produzionidalbasso.it , saranno elencati i premi per chi dona….ma io non resito e lo metto in anteprima qui!
GRAZIEEEE A CHI HA GIA' DONATO, AVRETE ANCHE VOI IL PREMIO!
E GRAZIEEEE A CHI STA PER FARLO
E GRAZIE ANCHE A QUELLI CHE CI STANNO PENSANDO SU...AVETE 4 MESI PER FARLO...MA NON DIMENTICATEVENE!
i premi:
i sostenitori che invieranno da 10 euro a 50 euro:
avranno il loro nome scritto su una parete dell'ostello, una parete tutta colorata e ricca di umanità
i sostenitori che invieranno da 100 euro in su:
saranno iscritti nell' “Albo d'oro” consultabile e nell'ostello e potranno soggiornare, mangiare e bere e dormire per 3 giorni all'ostello
i sostenitori che invieranno 1000 euro
saranno iscritti nell' “Albo d'oro” consultabile nell'ostello e potranno soggiornare all'ostello per una settimana per 5 anni o “prestare” questo loro bonus ad amici (compatibilmente all'afflusso dei pellegrini e da concordare di volta in volta)
i sostenitori da...tanti zeri
potranno soggiornare all'ostello per periodi concordati e a vita e potranno concordare con l'Associazione di avere un angolo del giardino dedicato a chi desiderano iscrivendo il nome in un cippo, su una targa...

giovedì 26 marzo 2015

Miracolo ad Assisi!

Mamma mia quant'è che non scrivo sul blog...chissà se qualcuno lo apre ancora?!
Beh questa notizia è grossa e, prometto, mi rimetterò a scrivere ancora!
Ecco il miracolo assisano! come lo ho scritto su Facebook

MIRACOLO AD ASSISI!!!
Oggi è una giornata particolare...non ve ne avevo parlato perchè non sapevo come sarebbe andata...chiamati dal Custode del Sacro Convento, il giovane fra Mauro, ci siamo trovati là...noi dei cammini francescani, ovvero: Di qui passò Francesco, La Via di Francesco e il Cammino di Assisi...mai successo prima!
Per trovare un oltre alle divisioni....e ci arriveremo!
Per ora ricopio qui quello che, appena arrivata a casa ho scritto a chi si occupa dell'uscita della 6a edizione di "Di qui passò Francesco" che è vicina.
Sono schiantata emozionalmente...è 11 anni che spero una cosa così...gli sviluppi si vedranno, è presto per parlarne ma, per ora sulla guida sarà scritto quanto sotto e sono TROPPO FELICE!....
Al ritorno ho scattato questa foto...poi è venuta una grandinata immane....addio fiori!
Il Testimonium
Questo cammino ha dal 2011 la sua conclusione a Monte Sant'Angelo, nella grotta dell'Arcangelo Michele sul Gargano: da montagna sacra a montagna sacra, sui passi di Francesco, seguendo questa guida e la sua continuazione, Con le ali ai piedi. Il bellissimo testimonium di avvenuto cammino vi attende là ma, da Aprile 2015, potrete ottenere il documento di arrivo ad Assisi presentando la vostra credenziale, con i vari timbri, alla “Statio peregrinorum” che dimostri che avete camminato almeno gli ultimi 100 km.da Città di Castello o, in senso inverso,da Collescipoli.
la “Statio peregrinorum” ad Assisi
Bellissima novità pellegrina alla Basilica di Francesco ad Assisi! Finalmente si apre un luogo di arrivo, un ufficio pellegrino nel Sacro Convento dove i pellegrini, come a Santiago, verranno registrati su un librone. Questo è il primo passo verso un lavoro congiunto di tutti i cammini che qui arrivano o transitano. Lì, appena passata la porta del Convento, riceverete il documento di arrivo.
Alle 18, ogni giorno, all'altare maggiore vi sarà la Messa del Pellegrino e si sta pensando anche ad una benedizione per chi prosegue il cammino.
Questo è un sogno che si avvera di cui, dal cuore, ringrazio a nome di tutti i pellegrini il Custode fra Mauro; un abbraccio ai pellegrini che mancava e che ora è realtà GRAZIE!

mercoledì 7 gennaio 2015

due belle persone

QUELLO CHE JOVANNOTTI A SCRITTO SU PINO DANIELE...molto bello, scritto da una persona che bella è per l'amico che bello è per sempre!

«Con Pino mi accadeva un fenomeno inspiegabile, dopo qualche minuto che stavo con lui mi veniva un accento un po’ napoletano. Sul serio, se ci passavo una giornata poi a fine cena mi ritrovavo a usare espressioni tipo “uè” o perfino “guagliò”. Era un influsso che lui aveva, pinodanielizzava l’atmosfera. Lo faceva con la musica ma se ci penso bene lo faceva proprio con tutto se stesso che era tutto un se stesso fatto solo di musica. Ho tante ore di “volo” a bordo dell’astronave PinoDaniele, decolli atterraggi vuoti d’aria turbolenze ma soprattutto ore di vita e di musica indimenticabili iniziate molto prima di conoscerlo.
Pino Daniele è stato il mio primo concerto. A essere sinceri prima di lui c’era stato un “Giromike” con ospite la Rettore e un Gianni Morandi in piazza a Cortona, ma a quelli mi ci aveva portato la mia mamma, e comunque mi erano piaciuti. A vedere Pino al Palaeur di Roma invece ci andai io da solo, 1981, biglietto comprato in prevendita con soldi miei che avevo messo da parte. Che band strepitosa, io non ci capivo niente ma mi fecero sentire in una zona tra la festa e il pericolo, tra il sogno e la minaccia, tra la rabbia e la gioia, dove poi ho scoperto che avviene sempre la grande musica. Era una musica diversa, coraggiosa, libera, selvatica, intelligente e nuova e che mi era entrata dentro come qualcosa che non sai da dove arriva ma che ti porta via, pinodanielizza l’atmosfera.
L’album Nero a Metà, un capolavoro assoluto di ogni tempo. Poi uscì Vai mo’ che aveva questo titolo svelto, che mi faceva impazzire già a partire da lì. E c’era dentro Yes I know my way, la prima volta che pensai che un italiano poteva essere funky e arrabbaito senza perdere il sorriso.
Passarono gli anni, io diventai Jovanotti, continuai ad essere un fan, lui era sempre il grande Pino Daniele, lo era sempre di più. Amato e riverito sia dagli stonati che dai musicisti virtuosi.
Lo conobbi nel 1994, mi proposero di fare il tour con lui ed Eros. Non ci potevo credere.
Pino Lorenzo Eros. Il manifesto lo fecero disegnare a me, col pennarello tracciai un sole addosso ad un palazzo, era il mio modo per immaginare la mappa di un’esperienza che mi avrebbe cambiato la vita, dividere il palco negli stadi con due grandi della musica italiana, diversissimi ma uniti da quella volontà di far filtrare il sole attraverso il cemento armato.
Eros lo conoscevo già da prima perchè avevamo lo stesso agente. Con Pino legammo tanto, mi voleva bene e io mi sentivo un prescelto a poter essere in confidenza con quel grande artista che mi sembrava fatto di musica, pensava solo alla musica, zero menate, la musica al centro di ogni cosa. Mi regalò la sua amicizia sanguigna e fraterna. Pino era simpatico e ti faceva piegare dalle risate, quando voleva, i suoi racconti sono letteratura blues e commedia dell’arte, belli come certe sue canzoni, e divertenti come i film di Totò, che per lui era un dio. Tante emozioni oggi, troppe tutte insieme.
Conservo il ricordo della giornata di Napoli, allo stadio San Paolo, 13 giugno 1994. Era il suo ritorno a Napoli dopo tanti anni senza esibirsi nella sua città, e io e “Ramazza” (è così che gli amici chiamano Eros) lo avremmo accompagnato in quella che per lui e per i napoletani era la cosa più importante del mondo. Inoltre da pochi giorni era morto Massimo Troisi e la cosa aveva caricato quella giornata di un’emozione ancora più forte e aveva avvolto Pino in una nuvola di pensieri che rimanevano tra sé e sé. Pino era agitato, silenzioso, ogni tanto sdrammatizzava con una battuta ma quel concerto per lui era molto più di un concerto. La città era in attesa, i biglietti introvabili, nessuno a Napoli sapeva dove alloggiava Pino, e si temeva che se fosse entrato anche con un blindato nello stadio ci sarebbero stati dei rischi di ordine pubblico là fuori, per il troppo amore dei fans. Così lui entrò nello stadio all’alba, mentre la città dormiva ancora, arrivando da Roma, e rimase in camerino per tutta la giornata senza che nessuno lo venisse a sapere, tranne noi e pochi intimi.
Quel giorno ero uno dei tre ammessi nel suo camerino e parlammo di tutto meno che di quello che stava per succedere. Come sempre Pino sdrammatizzava, lo ha sempre fatto quando si trattava di avere a che fare con il mito che era diventato. Quando uscimmo sul palco ce l’avevo accanto e guardando lo stadio assistetti alla più grande dimostrazione di amore di un popolo verso un artista che lo rappresenta, qualcosa di veramente storico, mai vista prima e mai più vista una cosa del genere. Una cosa che non dimenticherò mai. Quella Napoli si riconosceva in Pino Daniele, l’artista che aveva saputo valorizzarla non attraverso le sue maschere ma partendo dalla realtà e dalla poesia, l’uomo che l’aveva liberata dagli stereotipi, che l’aveva portata nella modernità senza perderci in cultura e in umanità. Pino Daniele è per Napoli quello che Bob Marley è per la Jamaica, ma siccome i napoletani sono napoletani e Napoli è Napoli, tutto è amplificato, tutto è più grande più complesso più rumoroso più infuocato più indescrivibile a parole.
Dopo quel concerto siamo diventati veramente amici, avevamo condiviso un pezzo di storia, anche se quel giorno a scriverla era stato, chiaramente, soprattutto lui. Continuammo a frequentarci e a fare musica. E a ridere di tutto, ogni volta che incontravamo.
In quel periodo sia lui che io ci eravamo fidanzati da poco ed eravamo già molto innamorati delle nostre giovani ragazze e dopo quel tour condividemmo il tempo in cui dall’essere una coppia si diventa una famiglia, quella cosa ci unì parecchio.
Qualche mese prima aveva avuto un infarto e doveva stare attento e riguardarsi, e siccome io non sono un tipo dedito agli stravizi ero una frequentazione che lo prendeva bene, con me si poteva rilassare senza tentazioni pericolose per le coronarie. Insieme si faceva soprattutto musica, si parlava di musica, si ascoltava musica, si progettava musica. Io ero quasi all’inizio, lui era in un nuovo inizio, incuriosito dalle nuove sonorità dei computers, dalle possibilità del pop, voleva scrivere usando un po’ meno il napoletano e me ne parlava, era desideroso di essere trasmesso di più anche dalle radio del nord Italia, per arrivare a più gente, per rompere altre barriere, per fare a pezzi altri pregiudizi, i tempi stavano cambiando e la sua vocazione è sempre stata quella di fare cose nuove con gente nuova, di non rimanere attaccato alle cose che lo avevano reso celebre. Lui che aveva passato un ventennio a studiare giri armonici audaci adesso era presissimo dal rap, un genere che di accordi quando ne usa due in una canzone è già troppo.
Che musicista incredibile che è stato Pino. Aveva i denti grandi, da uomo di Neandertal, e un fisico possente quasi da neonato gigante, con il torace da buttafuori segnato da una cicatrice proprio in mezzo, incline alle belle mangiate specialmente quando la parola “fritto” accompagna la descrizione della pietanza, ma con la chitarra sapeva essere di una leggerezza che io ho visto solo nelle farfalle. Per lui era IMPOSSIBILE, credetemi, IMPOSSIBILE, produrre una sequenza di note che non fosse bellissima, quando si metteva lì a improvvisare. Studiava sempre la chitarra, non ha mai smesso di studiarla, di accarezzarla, di farci ballare le sue dita sulle punte o di prenderla a pugni. Quando aveva la chitarra in braccio si completava una figura che non lasciava entrare dentro nient’altro, un equilibrio cosmico, il simbolo di una croce, non sto esagerando, senza la sua chitarra in braccio Pino era incompleto. E di quel suo falsetto naturale che usciva da quelle grandi ossa, ne vogliamo parlare? E i testi di moltissime sue canzoni? non so, mi viene in mente “putesse essere allero’”. Su quella canzone ci ho imparato un po’ di napoletano ma anche cosa può fare l’arte poetica nella cultura popolare. “Putesse essere allero e m’alluccano
dint’e recchie
e je me sento viecchio
putesse essere allero cu mia figlia mbraccio che me tocca ‘a faccia e nun me’ fa guardà”
Nonostante fossimo diventati amici io nemmeno per un secondo sono riuscito a mettere da parte del tutto la mia devozione al suo talento, che mi condizionava sempre, c’è sempre stata una parte di me che quando eravamo insieme mi diceva “ue guagió, chist’è Pino Daniel’… te rendi conto co’cchì stai a pazziá?”
La sua musica quando ero al liceo mi ha liberato e illuminato, e da grande la sua amicizia mi ha fatto diventare un musicista, mi ha fatto credere nelle mie potenzialità e nella possibilità di migliorarmi.
Era da un po’ di tempo che non ci sentivamo, a settembre scorso mi aveva chiesto di essere tra i suoi ospiti all’arena di Verona ma io ero lontanissimo e non ci siamo potuti organizzare. L’altra notte a capodanno ho acceso la TV e l’ho visto su Rai Uno che cantava e ho pensato che avrei voluto chiamarlo e che l’avrei fatto nei prossimi giorni, ciao Pì come stai? e vediamoci una volta! è troppo che non ci facciamo una chiacchierata! Poi stamattina mi sono svegliato e ho trovato un sms di Ramazza che mi diceva “è morto Pino fratè, sono sconvolto”.
Pino Daniele è stato un artista enorme, un vero gigante, e il tempo non farà altro che consolidare questa sua immensa importanza per la musica e per la cultura dei nostro paese. Napoli perde il suo figlio musicista più grande del dopoguerra, senza nessun dubbio, e uno dei più grandi di tutti i tempi, ne sono del tutto sicuro».

lunedì 5 gennaio 2015

Troppo bello!


cuori grandi

...lo sai come fa il cuore...due grandi a cui il cuore non ha retto, forse erano cuori così grandi che il corpo non li poteva più contenere...

Pino per sempre....

Nooooooo un altro "pazzo" se ne è andato! E il mondo è sempre più triste e noioso e il Cielo si riempie di grandi, ma qui ci sono tanti buchi...e DI MASANIELLI NON CE NE SONO PIU'...DIO CHE TRISTEZZA! GRAZIE PINO SEMPRE!

domenica 4 gennaio 2015

...la coerenza

Ho trovato questo video sulla pagina dell'amico fra Massimo Lelli...bello ma l'ho pure commentato dicendo: "Bello ma allora perchè avete chiuso l'ostello per i pellegrini? Non è per far polemica, credimi, ma io lì di santi pellegrini ne ho accolti tanti!"
Mah...io continuo a credere che chi non accoglie  lasci fuori di casa un angelo....e anche che la coerenza sia una virtù!
Poi ognuno se la vede con la propria coscienza....per non rischiare è meglio accogliere!


la grande Angela

Oibò...me ne stavo dimenticando!
Oggi è il giorno di Angela da Foligno!
Qui la brevissima sintesi della sua vita su "i santi del giorno"...ma se non avete mai letto nulla di lei o su di lei e vi piacciono i mistici, le mistiche...andate a leggere il suo "Memoriale"! Io me ne andrò in giro per Assisi con Roberto un caro pellegrino bolognese e Fernanda la sua compagna...e penserò che lei incontrò la Ruah!...non fatta di pietre ma di Tutto...
Già in vita conosciuta come Magistra Theologorum (Maestra dei Teologi), Angela da Foligno (1248-1309) il 9 ottobre scorso ha ricevuto da Papa Francesco la canonizzazione per equipollenza (possesso antico del culto; costante e comune attestazione di storici degni di fede sulle virtù o sul martirio; ininterrotta fama di prodigi).
Innocenzo XII la beatificò nel 1693 e San Pio X ne sanzionò la tradizione fissando la sua festa al 4 febbraio. Mistica contemporanea di Dante e di Jacopone da Todi, Angela nacque a Foligno in una ricca famiglia e visse fra i benesseri e i piaceri del mondo. Si sa con certezza che si sposò, ebbe dei figli e la madre soddisfaceva tutti i suoi capricci. Ma cominciò, come lei stessa racconterà al Direttore Spirituale, il Conventuale Minore A. (la tradizione decifra la A. con fra’Arnaldo) a «conoscere il peccato», come è riportato nel Memoriale steso dallo stesso francescano. Andò a confessarsi, ma «la vergogna le impedì di fare una confessione completa e per questo rimase nel tormento».
Pregò San Francesco che le apparve in sogno, rassicurandola che avrebbe conosciuto la misericordia di Dio. E la pace arrivò nel 1285, attraverso una confessione totale: aveva 37 anni. Iniziò così una vita di austera penitenza: povertà dalle cose, povertà dagli affetti, povertà da se stessa. A motivo della drastica conversione dovette affrontare ostilità ed ingiurie da parte della famiglia. Ma lei perseverò anche quando morirono madre, marito, figli.
Angela si presenta come una delle più brillanti incarnazioni dell’ideale francescano della fine del Duecento. In un primo tempo, in preda a strani fenomeni, fu giudicata sospetta dai frati minori; ma intorno al 1290 la accettarono fra i penitenti del Terz’ordine. Il teologo Ubertino da Casale (citato nella Divina Commedia) fu conquistato dal suo ideale spirituale e con lui fu strettamente coinvolta nelle controversie che laceravano l’Ordine francescano, diventando una dei responsabili del movimento rigorista.
Il Memoriale fu sottoposto ad esperti, fra cui il Cardinale Giacomo Colonna, che lo approvò intorno al 1297. Questa autobiografia spirituale mostra i trenta passi che l’anima compie raggiungendo l’intima comunione con Dio, attraverso la meditazione dei misteri di Cristo, l’Eucaristia, le tentazioni e le penitenze. Esso rappresenta la prima sezione del Liber. La seconda parte, nota come Instructiones, contiene documenti religiosi di vario tipo, curati da diversi e ignoti redattori, dove si trovano anche le lettere che Angela scriveva ai suoi figli spirituali.
Nel 1291, come la mistica narrò al suo confessore, lungo il cammino che la conduceva ad Assisi, fu alla presenza della Trinità: «Ho visto una cosa piena, una maestà immensa, che non so dire, ma mi sembrava che era ogni bene. (…) dopo la sua partenza, cominciai a strillare ad alta voce (…) Amore non conosciuto perché? (…) perché mi lasci?». La mistica di Foligno insegna che non c’è vera vita spirituale senza l’umiltà e senza la preghiera. Questa può essere corporale (vocale), mentale (quando si pensa a Dio) e soprannaturale (contemplazione): «In queste tre scuole uno conosce sé e Dio; e per il fatto che conosce, ama; e perché ama, desidera avere ciò che ama. E questo è il segno del vero amore: che chi ama non trasforma parte di sé, ma tutto sé nell’Amato».
Nel corso dei secoli, fra i tanti che aderirono alla sua spiritualità, ricordiamo Santa Teresa d’Avila e la Beata Elisabetta della Trinità. Angela comprese che la profonda comunione con Dio non è un’utopia, ma una possibilità, impedita solo dal peccato: di qui la necessità della mortificazione e del sacrificio; per raggiungere l’unione profonda con il Signore sono indispensabili l’Eucaristia e la meditazione della Passione e Morte di Cristo, ai piedi della Croce, insieme a Maria Santissima.
Autore: Cristina Siccardi

sabato 3 gennaio 2015

Sincerità e/o vigliaccheria

QUESTA E' UN'INCHIESTA MIA A CUI VI PREGHEREI DI RISPONDERE FACENDOMI CAPIRE SE ACCADE ANCHE A VOI
Accade spesso nella mia vita, più ultimamente che anni fa, un fatto che mi pone domande, "sono io che attraggo un certo comportamento o è un segno dei tempi?"
Il comportamento in questione è quello di chi, prima, si spertica dicendo che ti aiuterà in qualsiasi cosa ci sia bisogno del suo aiuto, di quello che si spertica offrendoti affetto, amicizia, solidarietà e quant'altro e poi sparisce. Magari tu non avevi chiesto nulla e l'offerta era arrivata gradita e, apparentemente, spontanea...e allora perchè sparire?!
MI DOMANDO: "Sono io che innesco questo?"
MI DOMANDO: "Se uno per qualsiasi ragione vuole ritirare l'offerta di quanto sopra perchè non ha il coraggio di dirlo?"
MI DOMANDO: "Tutto ciò ha a che fare con una diffusa vigliaccheria per cui tanti non hanno coraggio di sostenere le proprie opinioni e "L'arte della fuga" è diventato il comportamento abituale?
MI DOMANDO: "Quanto hanno a che fare i mezzi di comunicazione moderna quali internet e i telefonini? Perchè, mi pare, che questo comportamento che si esplica con: Non rispondere alle chiamate,quando va bene mandare un sms a cui non fa poi seguito un comportamento conforme...e quant'altro di elettronico mi sembra che abbiano facilitato questo comportamento. In fondo basta un click per cancellare una persona...o no?
CREDETEMI, NON SONO ARRABBIATA SONO SOLO MERAVIGLIATA, PERPLESSA, TUTT'AL PIU' ADDOLORATA SEMPLICEMENTE PERCHE' CREDO CHE LA SINCERITA' SIA UN VALORE IMPRESCINDIBILE E CHE SI DEVE AVER IL CORAGGIO DI DIRE NO O SI' IN SEMPLICITA'.
aspetto vostre esperienze e commenti.

venerdì 2 gennaio 2015

La Perfetta Letizia era anche questo...il luogo del Matrimonio Pellegrino

E' stato un montaggio...lungo...nel frattempo Michela e Roberto hanno "montato" una famiglia...e hanno fatto in fretta e la famiglia di "tutte donne" e un  maschietto è nata e ora sono al mondo la bella Antea e le due piccolissime e simpatiche Mia e Noa. Il loro matrimonio e il rinfresco alla "Perfetta Letizia" pare già così lontano ma così vivo nel mio cuore e in quello di tutti quelli che erano lì a festeggiarli. Grazie per avercela fatta a montare il video...ora lo condivido su queste pagine....il secondo giorno dell'anno 2015...quello che sarà "L'anno della Ruah" della rinascita dell'ostello dei pellegrini...e chissà che anche lì non si possa festeggiare qualche matrimonio pellegrino! Buona vita sposi pellegrini e...avanti così!

giovedì 1 gennaio 2015

Un anno pieno di gioiose...piroette!

...io sono cresciuta a "Latte ed Europa" e così la, mattina di Capodanno, quando non esisteva internet, mi emozionava il suono dell'"Eurovisione"...ero piccolissima quando pensavo: "L'Europa è unita...vediamo tutti il concerto da Vienna, non ci sono confini, che bello!" ed era ed è un'emozione perchè ci credo ancora e perchè...io adoro il valzer, ho sognato tutta la vita di avere un bellissimo vestito da principessa e volteggiare fra le braccia di un bel, alto, biondo ed elegante: Franz, Helmut, Friedrich...o Friz...
L'Europa è grande tutta, e ogni nazione ha regalato al mondo tanta bellezza e io mi sento così sua figlia! E Vienna è bellissima e vorrei essere fra poco in quella sala da concerto...ma, come allora, mi accontento di sognarlo e ricordare come con mia mamma spostavamo tutto lo spostabile dei mobili di casa e volteggiavamo in pigiama..perchè lei mi aveva insegnato a ballare il valzer e io...lo so ballare proprio bene!
E allora, per tutti voi, che il nuovo anno sia leggero come un valzer e in crescendo, pieno di piroette da far girare la testa!


mercoledì 31 dicembre 2014

...l'anno della RUAH

...you may say I am a dreamer but I am not the only one....e allora BUON NUOVO ANNO A QUESTA PALLINA SPERSA NELL'INFINITO UNIVERSO
...e...quest'altr'anno...festa di Capodanno alla RUAH, è una certezza e la mia promessa tutti voi!
Aiutatemi a rendere questa promessa realtà!






martedì 30 dicembre 2014

la malinconia...di Capodanno

da un blog ho finalmente saputo perchè a Capodanno si canta questa canzone dalla melodia così triste e ora me lo spiego e mi piace di più...DA PROFONDA INNAMORATA DEL PIU' BEL POSTO D'EUROPA, LA SCOZIA! Con la sua antica malinconia, lo struggimento bello e nostalgico che ti prende nelle sue lande battute dai venti...regalatemi un biglietto per le Highlands e parto fra un'ora!
Ora che ho letto il testo, non l'avevo mai fatto, mi piace moltissimo, resta la malinconia delle feste forzate in cui tutti si devono divertire per forza che odio dalla mia prima delusione a riguardo...a 16 anni con il mio primo bel vestitino da sera verde acqua, i sandali verniciati d'argento dalla mamma perchè non c'erano soldi per delle vere scarpine da ballo e i lunghi capelli tutti puntati in su...ero proprio carina ma finsi felicità tutta la sera e "dichiarai guerra" alle feste da ballo di Capodanno...molto meglio una cena fra amici come capiterà a me quest'anno!!

Auld Lang Syne, un addio (senza rimpianti)

Nel mondo anglosassone è l'inno ufficiale del Capodanno. Intonato allo scoccare della mezzanotte nei pub e nelle case, suonato dalle orchestre e trasmesso dalle radio, Auld Lang Syne è una delle canzoni più celebri di tutti i tempi. Composta in Scozia e diffusa ormai ovunque, rappresenta uno di quei casi di "melodia universale" che spesso conosciamo senza nemmeno rendercene conto. È diffusa anche in Italia, sia in versione originale che con il titolo di Valzer delle candele, in Francia come Ce n'est qu'un au revoir, negli Stati Uniti d'America come The New Year's Eve song. In Corea del Sud è stata usata addirittura come inno nazionale, fino al 1948.
La composizione del brano è storicamente attribuita a Robert Burns, poeta scozzese vissuto nel 1700. Fu infatti Burns a pubblicarne per la prima volta le parole, all'interno della raccolta Select Collection of Original Scottish Airs for The Voice (1799) realizzata insieme all’amico George Thomson. Burns, però, non ne rivendicò mai la paternità. In una lettera inviata allo Scots Musical Museum la definì infatti «una canzone dei tempi antichi, mai stampata né pubblicata prima, che io stesso trascrissi dalle parole di un vecchio». Sempre Burns, in un'altra missiva, descrivendo l'effetto che il primo ascolto di "Auld Lang Syne" ebbe su di lui, disse che aveva "attraversato come un fremito la sua anima". Più probabilmente, Burns unì in un unico testo diverse poesie popolari diffuse all'epoca nelle campagne scozzesi. Versi molto simili si ritrovano infatti in componimenti anteriori al poeta - ad esempio, nella ballata “Old Long Syne” scritta nel 1711 da James Watson, o in alcuni frammenti di Robert Ayton e Allan Ramsay.
Il testo di Auld Lang Syne, scritto nell'antica lingua gaelica, è ancora oggi soggetto a disparate interpretazioni. Anche il titolo viene tradotto con accezioni diverse: la corrente più comune, oggi, lo legge come "Old Long Since" ("Tanto tempo da quando.."), una sorta di "c'era una volta" che richiama ai "bei tempi andati". Auld Lang Syne narra la storia di un'amicizia interrotta, riconciliata (nella notte di San Silvestro?) da un brindisi fraterno. Le parole sono semplici, popolari e dal mood nostalgico. Ecco la traduzione in italiano:

Credi davvero che i vecchi amici si debbano dimenticare 
e mai ricordare?

Credi davvero che i vecchi amici e i giorni trascorsi insieme
 si debbano dimenticare?
Perchè i giorni sono ormai trascorsi, mio caro,
 i giorni sono ormai trascorsi

Faremo un brindisi per ricordare con affetto 
i giorni ormai trascorsi
Tu puoi pagare il tuo boccale di birra 
e io pagherò il mio

Faremo un brindisi per ricordare con affetto 
i giorni ormai trascorsi
Noi due abbiamo viaggiato per le colline 
e strappato margherite selvatiche

Ma ora siamo lontani l’uno dall’altro
 
perchè i giorni sono ormai trascorsi
Noi due abbiamo navigato nel fiume
 da mattina a sera
 ma ora vasti oceani si frappongono tra noi

Perchè i giorni sono ormai trascorsi
Perciò prendi la mia mano, amico mio fidato
 e dammi la tua

Faremo un brindisi pieno d’affetto insieme, in ricordo di quei bei giorni andati.

venerdì 26 dicembre 2014

martedì 23 dicembre 2014

dalla Romita...Bernardino


Ho sentito sta mattina  Bernardino, a chi mi ha chiesto come sta, dico sta bene| Si è operato di ernia, non deve fare sforzi ma sta bene, a Natale tanti andranno alla Romita così come a Capodanno ma ha chi lo aiuta, abbiamo parlato della situazione dell'Ordine...beh questa sua lettera su Francesco...sulla precarietà, che condivido dalla pagina facebook della Romita è la più bella risposta. Grande Bernardino avanti così! Come tu mi dici sempre....

Precarietà
Come l'acqua del fiume che lento scorre verso il mare così è la nostra vita. Scorre il nostro tempo,inseparabile compagno di viaggio, e noi con lui. Siamo fatti per andare sempre insieme, mai fermi.
Viviamo nel e col tempo che passa. “Ammazzare il tempo“, „Corsa contro il tempo“: espressioni improprie. Perché non possiamo andare contro il tempo. Non possiamo nè rallentarlo nè accelerarlo. Il tempo ha il suo ritmo. Siamo noi che dobbiamo sintonizzarci con lui, se vogliamo „andare a tempo“, se vogliamo che la nostra vita sia musica e non rumore, armonia e non caos. 
Dentro e intorno a noi tutto è movimento e mutamento.  
Perché la vita statica e ferma non esiste. Può essere solo dinamica e in movimento. Come del resto tutto l'universo, del quale facciamo parte. L'unico punto fermo della nostra vita è che è precaria, imprevedibile e instabile. Siamo tutti „precari a vita“. Nessuno ha il posto fisso su questa terra. Viviamo a tempo determinato. Con scadenza incerta. Non possiamo nè elidere nè eludere la domanda di Gesù:
 „Chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita?“ (Mt 6,27).
 E dobbiamo convenire con la constatazione che, per quanto si paghi il riscatto di una vita, non potrà mai bastare per vivere senza fine e non vedere la tomba“ (Sal 48, 9-10). Rimuovere questo dato di fatto è maldestro autoinganno, pietosa illusione. La vita non si spiega e non si piega. Si può solo accettare e vivere, perché è Dono e Mistero. Ogni giorno è l'ultimo. Di quelli già vissuti. Ma anche il primo. Di quelli da vivere ancora. Ogni giorno è un giorno in più: nuovo, gratis, unico, irripetibile.
In questa situazione di estrema precarietà per tutta la vita, l'atteggiamento più saggio è vivere
giorno per giorno il tempo che ci è dato con intensità e consapevolezza. Nello stupore per il Dono.
Nell'abbandono al Mistero. Nella fatica e nella gioia di vivere. Nella Lode all'Eterno dal quale
veniamo ed al quale torniamo. Nell'amore al mondo che ci circonda (la Natura). Nel coraggio e
nell'umiltà di vivere con gli altri (comunità, solidarietà), per gli altri (impegno per il bene
comune) e degli altri ( siamo interdipendenti). E' questo il senso della vita. Ed è senz'altro più utile
a noi ed agli altri curare la passione per la vita piuttosto che avere paura della morte.
Cosa resta?
Nei cambiamenti sempre più veloci della società, nella precarietà e instabìilità della vita, c'è
qualcosa che dura nel tempo? E quando noi ce ne andremo da questo mondo, cosa resterà di noi? 
Le nuove tecnologie, i mezzi di comunicazione di massa, la globalizzazione dell'economia e del
mercato distolgono dal pensare alle esigenze profonde della vita. La vita moderna è organizzata per
non far pensare, per correre, per fare o sentire rumore, per consumare. Al silenzio ed alla riflessione
viene lasciato poco spazio. Le conoscenze e le amicizie diventano facili, superficiali e provvisorie.
Si evitano legami duraturi e impegnativi. E' tutto fluttuante („la società liquida“). La cultura dell'
„usa e getta“, del „mordi e fuggi“, del „prendi e scappa“ è molto diffusa e praticata. Molti sono
confusi e disorientati, in balia delle mode, delle offerte del mercato, dei trend del momento e vivono senza coordinate, senza punti fermi, senza senso e senza meta. C'è una via d'uscita?
FRANCESCO: La Stella di Natale
Sono profondamente convinto che Francesco d'Assisi, vissuto anche lui nell'estrema precarietà,
senza comodità e senza sicurezze e morto a soli 44 anni, ha molto da dire a chi oggi cerca il senso
della vita, la via alla saggezza, alla verità ed alla felicità. 
Vedo Francesco come la Stella di Natale, come la Guida esperta e affidabile che ci porta al Presepio. Lui lo conosce bene il Presepio, perché l'ha progettato e costruito lui: con amore, originalità e creatività. Francesco è stato alla Scuola di Betlemme (=La Casa del Pane). Là si è formato, è cresciuto e diventato grande. La contemplazione
di Gesù Bambino, Figlio di Dio e di Maria venuto a condividere la nostra condizione umana nella
povertà, fragilità ed umiltà, provocava in lui meraviglia, commozione e lacrime di gioia. Un amore
a prima vista che durerà tutta la vita. Natale era „la Festa delle Feste“. La poesia, la sorpresa, la
tenerezza di Dio. E' nel Presepio uno dei segreti della ricchezza e della grandezza di Francesco:
quel Bambino l'ha reso un Gigante dello Spirito. A Betlemme Francesco ha nutrito la mente,
abbeverato l' anima, riscaldato il cuore. Là ha attinto la forza e trovato le motivazioni per una vita
povera, libera e gioiosa. In quella scuola ha imparato quanto insegna a noi oggi: a vivere e ad
amare, a cantare e a danzare, a essere originali e creativi, liberi e gioiosi. E' Poeta e Artista: un
Genio!
Francesco è Profeta. Uomo del passato, vivo nel presente, guida al futuro. Con le sue intuizioni di
otto secoli fa è attuale più che mai: il rispetto della Natura, la pace con l'Islam, la solidarietà con
i poveri.
Di questi tre temi l'umanità dovrà occuparsi ancora a lungo. Pensare a Francesco vuol dire
sentire nostalgia di futuro, perchè lui è futuro vissuto in modo poetico, affascinante e credibile.
Senz'altro il più grande Profeta dell'era cristiana. E' anche Maestro di vita. E' l'uomo della
concentrazione e della passione per l'essenziale: il Vangelo, la passione per Cristo e la compassione
per l'uomo. Della priorità all'essere sull'apparire e sull'avere. Ha uno spiccato senso per la
libertà, radicata nella povertà. Questa gli permette di andare leggero, spedito e lontano con la mente
ed il cuore liberi dalla preoccupazione di dover difendere la proprietà e dalla paura di perderla.
E infine le tre idee/forza, le tre parole/chiave della sua vita: 
l'Amore, la Pace e il Bene, 
senza le quali non è possibile realizzare una vita felice. Tornando al discorso iniziale sulla precarietà e instabilità della vita, alla domanda „cosa resta nel fluire del tempo e nel cambiamento di tutto?“, ora possiamo dare una risposta: l'Amore che abbiamo dato, il Bene che abbiamo seminato, la Pace (con noi stessi, con Dio e con gli altri) che abbiamo conservato. E' questo l'oro della vita che nel passare del tempo conserva il suo valore ed il suo splendore. Il resto è tutto fumo che svanisce in fretta.
Lasciare alle generazioni future tracce positive del nostro breve passaggio su questa terra, penso
che dovrebbe essere una priorità nella nostra vita.
La Romita, progetto di vita francescana, considera Francesco come punto di riferimento, come
guida sicura per trovare e seguire Cristo. La Romita è costruita sulla roccia dal punto di vista statico
ed è costruita sulla Roccia che è Cristo dal punto di vista spirituale: garanzia di stabilità per il
futuro. La Roccia sì che resiste al tempo! Stimolato dal passato, operoso nel presente e fiducioso nel
futuro, intendo dedicare a questo progetto il resto della mia vita.
La Romita, Luogo di Accoglienza e di Condivisione, Natale vissuto, Presepio Vivente, Unione
tra il Divino e l'Umano, tra il Cielo e la Terra, tra l'Uomo e la Natura nello spirito di San Francesco,
augura a tutti gli Amici Buon Natale e gioioso Anno Nuovo.
frate Bernardino
La Romita 05030 CESI (TR) 0744 283006 346 410 7908
frabernardino@la-romita.net IBAN: IT96O0530872510000000018262

...sono in viaggio!

Stanno arrivando gli Angeli del Natale...se guardate al cielo buio della notte invernale con occhi bambini i li vedrete...sono contenta che quest'anno l'albero di Natale sia fuori...è per loro, una sorta di faro...li aspetto...stanno arrivando a frotte!