giovedì 17 novembre 2011

Mario Monti...un bel discorso

me lo sono ascoltato tutto e mi è sembrato un gran bell'inizio, mi sono sentita, diciamo così, protetta come cittadina...si vedrà, ma che bello sentire una persona che parla di cose serie e che si impegna...basta con quelle risatine, con le battute di B. (non lo voglio nemmeno nominare) che dice che non vuole andare ai giardinetti a fare il vecchietto, meno male darebbe fastidio alle baby sitters!...B. non vuole la patrimoniale? E oggi ha lanciato il suo disco nuovo? Ecco si tolga dalle balle e canti, i giardinetti lui li ha come parchi, di cui dovrebbe pagare l'ICI...per la prima e la millesima casa, ci vada a spasso e canti...basta che non lo si veda più e AUGURI ai tecnici, a quelli che, forse, non contano balle! E poi, grazie al presidente Napolitano, un'altro serio!


Santa Elisabetta d'Ungheria...e le donne laiche francescane



Oggi è la sua festa e questa santa ungherese mi fa venire in mente la sua terra e il Cammino sui suoi passi da là alla Turingia che ho scoperto esistere quando sono stata all'incontro dei Cammini Europei in Ungheria. Bella figura di donna! Quante sono state le donne francescane notevoli specialmente all'inizio della storia del francescanesimo, laiche, consacrate, nascoste o in vista, tutte donne appassionate e forti in tempi in cui le donne contavano meno di nulla.
Vi avevo detto che avrei scritto oggi quello che qui sta succedendo, non ne ho voglia ma ve lo devo.
Dunque...LA RUAH...di nuovo, e con la stessa modalità dell'ultimo momento dopo tante parole e tante promesse, è sfumata la casa che poteva divenire il "Nostro luogo", non ve ne avevo parlato per non illudervi e non illudere me stessa, questa volta volevo dire "gatto quando era veramente nel sacco" e, dal sacco...è uscito anche questo di gatti.

Avevo trovato una casa che non era come la prima, molto più piccola, con meno spazzi utili, con più problemi ma ...si poteva fare, aveva prospettive di ampliamento già approvato e...si poteva fare...
Tante chiacchiere intercorse fra me e la proprietaria, tanti voli sulla bellezza del nostro progetto, tanti farò, faremo, aiuterò, ci credo, ma poi...la paura subentra, non si ha il coraggio di avere, di dare fiducia, si propone un affitto esorbitante...si poteva fare comunque ma...la paura è tanta e le chiacchiere dimenticate (perchè sempre e solo di chiacchiere si tratta e ci si sbrodola addosso pensando cose generose credendo che basti pensarle e non metterle in pratica...ma cosa mi dovevo aspettare? Questa è una città che di chiacchiere alate ne fa tante...) e allora si fugge...e una mia telefonata fiduciosa, dovevamo firmare il contratto a giorni, riceve una risposta del tipo: "Io devo essere sicura che paghiate...ho bisogno di una fideussione..."...ho detto due cose in croce, stufa di chiacchiere, e poi non ce l'ho fatta più e ho buttato giù il telefono dicendo: "Tientela la tua baracchetta, non ne ho bisogno!"
No, di quella baracchetta non ne abbiamo bisogno, abbiamo bisogno di qualcuno che capisca, che si fidi, perchè noi siamo degni di fiducia e lo abbiamo provato, i 5 anni dell'ostello sono la prova e, come dicevo alla proprietaria: "immaginati se facciamo tutto questo, se ci mettiamo così in vista, se siamo così pubblici per poi non pagare!"
Ma la paura è grande, la paura è demoniaca, la paura si insinua nelle menti e nei cuori e esseri come Chiara e Francesco piacciono tanto-loro che non avevano paura- ma si dimentica che hanno fatto tutto quello che hanno fatto, si dimentica che ne parliamo ancora dopo 800 anni solo perchè...NON AVEVANO PAURA!
Che danno immane la storia, la Chiesa ha fatto mettendoli lassù, sempre più su, riducendoli a "santini" inimitabili, santi da pregare non da seguire perchè, per seguirli, si deve avere Coraggio che è il padre della Fiducia e sposo della Fede...
Bello leggere del coraggio di una principessa che rinuncia al suo rango per la sua fede, bello pensare a una Chiara, ad Agnese di Boemia che combattono con dei Papi per le loro idee, bello pensare a donna Jacopa che sistema gli affari di famiglia e ritorna ad Assisi per morirvi da povera...oh sì bello! ...ma i tempi non sono poi molto cambiati, i poteri ci stanno schiacciando in maniera meno visibile ma non meno potente e, la paura, in tutte le sue forme, è usata come veleno soporifero che addormenta le coscienze...c'è la crisi, meglio stare fermi, meglio mettere i soldini sotto il materasso, meglio non rischiare nulla, meglio accumulare per tempi diversi, meglio non fidarsi, meglio pensare solo a se stessi...c'è persino gente che io credo faccia figli solo per avere la scusa poi di dire: "Ho figli devo pensare a loro"...e tutti a dare loro ragione...ci sono anche quelli che fanno conventi per la stessa ragione e..."devono pensare ai loro" ...c'è la crisi...
Quali tempi?! Io conosco un solo tempo certo, quello della mia morte, quello della morte di tutti che porterà via tutto, anche le baracchette, anche i mucchietti di soldi messi da parte per..i figli-scusa, anche i conventi ricchi in nome della povertà, anche tutte le false sicurezze che ci intorpidiscono l'anima, per una buca dove essere sotterrati...che sempre buca è anche se si sono spesi soldi per farla bella.
Ma no! Conosco anche un altro tempo...quello dello spreco di tempo, quello di tutto quello che si poteva fare e non si è fatto; quello del coraggio che non si è avuto e che ci ha fatto arretare, fermare ed invece, magari, quel coraggio ci avrebbe fatto aprire porte impensate; quello di un luogo chiuso e inutile che si è chiuso perchè: "Non-me-la sento-più". Credo che di questo tipo di tempo se ne renderà conto...non immagino un Dio che giudica, oh no! Lui è Misericordia infinita, mi immagino il film della vita riavvolto nell'ultimo istante dove, questo tempo, appare come un fotogramma vuoto e...non ci sarà più tempo per riempirlo perchè...i giochi sono fatti e la roulette si è fermata!
In questi giorni farò il bilancio, i conti, degli incassi e spese dell'Associazione e poi vi informerò.Cari soci che avete avuto fede..il vostro denaro è ben riposto, per ora è solo fermo nel conto in attesa di FEDE, SPERANZA e CARITA'...io continuo a darmi da fare e sa Dio quanto, a logica umana, dovrei strapparmi i capelli dalla paura per il futuro della mia vita sospesa ad un filo....il Francesco del primo film della Cavani diceva, spezzando una misera pagnotta e dividendola con i suoi primi impauriti fratelli: "Io credo che non dobbiamo avere paura" frase magica che ha condizionato tutta la mia vita, così ricaccio giù la mia umanissima paura del futuro e...vado avanti cercando di pensare alla "Speranza certa" di Francesco...mi vesto e vado a spedire credenziali...ciaoooo
ps: la foto con la frase è stata scattata nella farmacia della Certosa di Trisulti..."ricordati che devi morire..." è stato sempre interpretato in maniera deprimente ed invece è un grido alla vita!
Non "stiamo morendo, lasciateci morire in pace." Che sembra il mantra di tutti, specialmente qui. Mons. Bregantini nel suo magnifico libro dice che la parolaccia più grande del mondo è oramai e, tutto quello che non faccio e potrei fare, aggiungo io, è nell'ordine dell'oramai. Qui sotto la vita di una persona coraggiosa...che, forse, è stata fatta santa per renderla diversa da tutti...irragiungibile e mettersi a posto la coscienza..."Lei è santa mica posso essere come lei! allora sai che faccio, la prego e così mi fa da intermediaria." Io ho un'altra idea e credo che il rapporto con Dio sia one to one attraverso l'uso dei miei talenti, (Lui delle nostre chiacchiere, delle nostre preghiere non seguite dai fatti non se ne fa nulla) pochi o tanti che siano poco importa, qui, dove sono per quello che sono e anche con i soldi che ho che sono un'energia che se non viene usata per il bene, automaticamente viene impiegata dal male, il male di non usarli se non altro...il metterli nella buca...se ne parlerà domenica e, in coscienza, come la spiegheranno tutti coloro che di quella buca hanno fatto la loro dimora sicura e caldina?!? ...e la buca dove finiranno insieme ai talenti dove i vermetti giocheranno ridendosela con le monetine?!


A quattro anni di età è già fidanzata. Suo padre, il re Andrea II d’Ungheria e la regina Gertrude sua madre l’hanno promessa in sposa a Ludovico, figlio ed erede del sovrano di Turingia (all’epoca, questa regione tedesca è una signoria indipendente, il cui sovrano ha il titolo di Landgraf, langravio). E subito viene condotta nel regno del futuro marito, per vivere e crescere lì, tra la città di Marburgo e Wartburg il castello presso Eisenach.
Nel 1217 muore il langravio``di Turingia, Ermanno I. Muore scomunicato per i contrasti politici con l’arcivescovo di Magonza, che è anche signore laico, principe dell’Impero. Gli succede il figlio Ludovico, che nel 1221 sposa solennemente la quattordicenne Elisabetta. Ora i sovrani sono loro due. Lei viene chiamata “Elisabetta di Turingia”. Nel 1222 nasce il loro primo figlio, Ermanno. Seguono due bambine: nel 1224 Sofia e nel 1227 Gertrude. Ma quest’ultima viene al mondo già orfana di padre.
Ludovico di Turingia si è adoperato per organizzare la sesta crociata in Terrasanta , perché papa Onorio III gli ha promesso di liberarlo dalle intromissioni dell’arcivescovo di Magonza. Parte al comando dell’imperatore Federico II.``Ma non vedrà la Palestina: lo uccide un male contagioso a Otranto.
Vedova a vent’anni con tre figli, Elisabetta riceve indietro la dote, e c’è chi fa progetti per lei: può risposarsi, a quell’età , oppure entrare in un monastero come altre regine , per viverci da regina, o anche da penitente in preghiera , a scelta. Questo le suggerisce il confessore. Ma lei dà retta a voci francescane che si fanno sentire in Turingia , per dire da che parte si può trovare la “perfetta letizia”. E per i poveri offre il denaro della sua dote (si costruirà un ospedale). Ma soprattutto ai poveri offre l’intera sua vita. Questo per lei è realizzarsi: facendosi come loro. Visita gli ammalati due volte al giorno, e poi raccoglie aiuti facendosi mendicante. E tutto questo rimanendo nella sua condizione di vedova, di laica.
Dopo la sua morte, il confessore rivelerà che, ancora vivente il marito, lei si dedicava ai malati, anche a quelli ripugnanti:” Nutrì alcuni, ad altri procurò un letto, altri portò sulle proprie spalle, prodigandosi sempre, senza mettersi tuttavia in contrasto con suo marito“. Collocava la sua dedizione in una cornice di normalità, che includeva anche piccoli gesti “esteriori”, ispirati non a semplice benevolenza, ma a rispetto vero per gli “inferiori”: come il farsi dare del tu dalle donne di servizio. Ed era poi attenta a non eccedere con le penitenze personali ,che potessero indebolirla e renderla meno pronta all’aiuto. Vive da povera e da povera si ammala, rinunciando pure al ritorno in Ungheria, come``vorrebbero i suoi genitori, re e regina.
Muore in Marburgo a 24 anni, subito “gridata santa” da molte voci, che inducono papa Gregorio IX a ordinare l’inchiesta``sui prodigi che le si attribuiscono.``Un lavoro reso difficile da complicazioni anche tragiche: muore assassinato il confessore di lei; l’arcivescovo di Magonza cerca di sabotare le indagini. Ma Roma le fa riprendere. E si arriva alla canonizzazione nel 1235 sempre a opera di papa Gregorio. I suoi resti, trafugati da Marburgo durante i conflitti al tempo della Riforma protestante, sono ora custoditi in parte a Vienna. E’ compatrona dell’Ordine Francescano secolare assieme a S. Ludovico.

mercoledì 16 novembre 2011

Che magnifico viaggio! La tappa laziale

























































































inforcata la "somarella"..via verso i somarelli e il dolcissimo Raffaele che li chiama i "suoi ragazzi"...il paesaggio cambia l'orizzonte si allarga per poi ritornare collinare verso Ferentino dove abitano gli amici. Raffaele mi aspetta per condurmi alla sua casetta "Piccolina in Canadà" essenziale, tutta di legno su palafitte e ruote: "Così se mi và di andarmene la smonto e la ricostruisco in un altro luogo..." dice Raffaele. nelle foto vedete: Prima il mitico somarello pellegrino Bigio, poi lui con l'altro maschio che non ricordo come si chiami) e quindi Carmela (che pare un muletto) e il figlio di Bigio Camillo...delizioso!; poi la chiesa di Sant'Antonio Abate dove fu sepolto Celestino V per un poco prima di trasferire le sue spoglie definitivamente all'Aquila (ah Raffaele, che vedete nella foto, e Bigio tutti gli anni camminano da Ferentino all'Aquila per la Perdonanza!); poi Anagni e la sua cattedrale; la cella di Celestino a Fumone (poi vi dirò); la sua tomba a Ferentino; il chiostro e la chiesa dell'Abbazia di Casamari; e la splendida Certosa di Trisulti.



Perchè, dopo aver fatto visita ai somarelli, Gina sta per partorire e si attende il somarino...io, se è maschio, ho proposto di chiamarlo Tobia (vi immaginate Raffaele e Tobia che camminano insieme?!) ma Raffaele spera in una femminuccia. Dicevo, siamo partiti per una "cavalcata ciociara" fantastica vedendo luoghi splendidi...la cosa più divertente è stata "La fuga di Fumone" che vi devo raccontare...ci ervamo arrivati all'ora di pranzo ma il castello, che è privato, era chiuso, l'orario diceva che chiudeva alle 19 per cui abbiamo pensato di tornarci dopo ...la cavalcata...sono le 18 e siamo di nuovo lì, suoniamo e un signore indiano che avevamo già visto alle 12 ci apre e accende le luci delle sale dicendoci, sono 7 euro e poi...sparisce. Iniziamo il giro, le luci sono sommesse e l'aspetto è tetro e polveroso. Una saletta contiene reliquie di ogni sorta...ossicini vari, poi c'è una specie di cappella e la stanzetta grande come una persona sdraiata dove il povero Celestino è morto di morte naturale...o assassinato, visto l'aspetto del luogo propendo per la seconda versione! In un'altra stanza c'è un pozzo dove, dopo averne goduto, i castellani buttavano giù le ex vergini e, in un'altra, un bimbetto imbalsamato in una teca...lo avevano avvelenato per questioni di eredità...mi sta montando l'angoscia, ho l'impressione fisica di vedere colare sangue sui gradini...dico a Raffaele: "Qui non ci dormirei manco se mi pagassero oro...andiamo via, io non ne posso più" Si sentono delle voci, qualcuno c'è, ma forse sono da fuori, urliamo: "C'è nessunoooo!" nessuna risposta, il biglietto non lo abbiamo ancora pagato e pensiamo che qualcuno si faccia vivo, vuoi vedere che l'indiano non è vivo?!...Giriamo su e giù e poi vedo un pulsante, ci spingo sopra e la porta fa clic: "Raffaele usciamoooo io non voglio stare qui un minuto di più..." Così scappiamo, a nome di Celestino V che non potè fuggire, sono corsa giù per le stradette di Fumone (il biglietto ha un costo indegno e non mi pento di non averlo pagato)...la sera i cari amici Venanzio e Andrea, con cui mangiamo una gioiosa pizza, mi raccontano che ci sono tante storie di infestazioni di spiriti in quel castello...uno di questi sarebbe la mamma del morticino...brrrr che paura! Di quanto sangue innocente sono intrise quelle mura!



E' poi per quello che il giorno dopo sono stata molto contenta di vedere la stanza dove il Bonifacio è stato schiaffeggiata, oltretutto nella "Città dei Papi", nella casa dei Caeltani dove sarebbe avvenuto lo schiaffo, nel foglietto che ti danno per spiegare il luogo e la vita di Bonifacio non si nomina nemmeno Celestino! Che poi lo schiaffo lo abbia dato un fetentissimo sicario di quel Filippo il Bello che ha annientato i poveri Templari è un'altra storia...ma quello schiaffo continua a piacermi comunque!



Lo so che pare strano che io me la pigli tanto per fatti di 800 anni fa ma non è lo stesso ora?! Non è il potere che uccide?! Non è la Chiesa come potere che si è dimenticata Cristo e i poveri cristi? Non sono i "Celestini" che rinunciano al potere in nome di Cristo i maestri da seguire?!...



Poi vi dirò i "Fatti assisani" che mi hanno accolto al ritorno, ora sono troppo presa, troppo inc..., per scrivere...lo farò domani, questo è l'ultimo post di un bellissimo viaggio, nella bellissima Italia, dove esistono bellissime persone...senza potere e qualcuna che della Chiesa fa parte che, eroicamente, continua a lavorarci dentro, un maestro da seguire!












































































































































































martedì 15 novembre 2011

Che magnifico viaggio 3!

















e volete che non ci fossero gatti nel mio giro? Anzi del nostro, perchè anche ad Alessandro piacciono i gatti...questo è stato fotografato a Civita un paesino in cima ad una collina ai cui piedi c'è Bojano. Il secondo giorno il sole splendeva e con Francesco abbiamo visitato luoghi sannitici, un tempio nascosto nel verde, e poi abbiamo proseguito per Pescolanciano dove abbiamo caricato la mitica Maria Assunta, carissima amica conosciuta mentre scrivevo la guida, e siamo andati a Pietrabondante, a gli scavi sanniti dove c'è il teatro con gli schienali orgonomici! Che luogo spettacolare! Lo sguardo si perde verso l'infinito e ti viene in mente cosa dovessero essere le sacre rappresentazioni di più di 2000 anni fa, veramente ti viene voglia di volare, di aprire le braccia e lanciarti dal tempio e sorvolare le alte, altissime colline dell'alto Molise! Maria Assunta aveva preparato un'ottimo pranzo e, dopo una scappata a Carovilli dove, per Dio-incidenza, abbiamo beccato il caro don Mario sulla porta della bella chiesa, l'atmosfera familiare, la simpatia di Maria Assunta e della sua famiglia hanno dato quel tocco di "Casa" alla corsa attraveso il Molise...un'ultima visita alla grotta di Sant'Angelo, un abbraccio a Filomena e le nostre vie si sono divise...il viaggio di Alessandro finiva all'areoporto di Napoli e il mio, dopo un ultimo saputo grato al caro Mauro...di testa nel letto del B&B perchè le avevo spese tutte!...per la continuazione del viaggio...ci "vediamo" domani...ora sono proprio stanca! COME E' BELLA L'ITALIA!!!! ciaoooooooooooo buona serata a tutti






Che magnifico viaggio 2!

























...e quando è sceso il buio e più non potevamo visitare luoghi esterni...ecco la visita al museo dei Misteri, vi ricordate quelle "macchine sacre" con i bimbi appesi a impersonificare angeli e santi che vi ho fatto vedere con un paio di foto per la festa di san Francesco? Ecco sono loro i misteri, complicatissime costruzioni create nel 1700 per la festa del Corpus Domini che sono tutte raccolte in un capiente edificio in attesa di nuovi angioletti bambini!


A questo punto eravamo un pò stanchi ma...non ci siamo fermati e abbiamo scoperto, sempre per merito di Mauro, il "Teatro del Loto" di Ferrazzano un paesino a due passi da Campobasso...che spettacolo! Per merito dell'attore Stefano Sabelli e il suo "visionari entusiasmo" uno stanzone parrocchiale è divenuto un teatro con 100 posti tutto in stile cineseggiante, dove non c'è un particolare che stoni e dove tutto è fatto con grande amore. Veramenete un esempio di come con entusiasmo e fede nel Bello si possa fare tantissimo. Questo teatro ospita attori di grido per spettacoli sempre con un profondo significato...che non stonano come la "scatola" che li contiene. il nome "Teatro del Loto" dal sapore così orientale è, in realtà un acronimo che vuole dire: Libero opificio teatrale occidentale, andate a vedere il sito http://www.teatrodelloto.it/ di questo luogo che starebbe bene a Londra o a New York e che, invece, è in Molise, in un paesino! ma le sorprese non sono finite lì...nella porta accanto c'era un cena, cotta da Melina, ottima cuoca, moglie di Michele, amico pellegrino e così abbiamo gustato prodotti tipici molisani e le mele e le pere antiche e quasi scomparse che Michele coltiva con grande amore! Insomma...mons. Bregantini, tutto divertito, si era appuntato la parola Dio-incidenza che, sicuramente, utilizzerà, noi abbiamo passato giorni di totale Dio-incidenza!


....ma andate al prossimo post!

che magnifico viaggio!
































Quando lavoravo come disegnatrice a Ravenna c'era una collega che ce l'aveva con me per il mio entusiasmo e diceva: "Ma come è possibile che tutti i sui viaggi siano magnifici?!"

Beh è così, sono sempre belli e, a volte, magnifici e questi 5 giorni sono stati proprio magnifici! Magnifici per gli amici incontrati, per i posti bellissimi visitati, per le cose apprese, per quelle condivise, per i colori, i sapori, le luci e perchè L' ITALIA E' BELLISSIMA! e noi siamo dei gran cretini a distruggerla!

Metterò 4 posts per condividere con voi un pò di foto, in questo: Mons. Bregantini con me e Alessandro, Le rovine romane di Sepino, il papà di Mauro professore di latino e greco che spega ad Alessandro che, con il suo moleskin in mano prende appunti e gli affreschi rinascimentali del Castello di Gambatesa.
E' stata una volata talmente ricca di spunti ed emozioni che, quando con Alessandro le nostre vie si sono divise, lui andava a Napoli a prendere l'aereo e io di nuovo Campobasso, ci siamo detti che 2 giorni così intensi vanno centellinati a casa per riassaporare tutto ciò che abbiamo vissuto...beh Alessandro voleva avere un'idea del Molise e credo proprio che ci siamo riusciti a dargliela, tutto merito del mitico Mauro e di tutti i suoi amici, di Mimì, Maria Antionietta e la vigilessa pure lei Maria Antonietta, di Maria Assunta di Pescolanciano, di Filomena di Sant'Angelo in Grotte, di Francesco amico di Mauro, di Stefano e tutto il suo immenso entusiasmo e dell'incontro specialissimo con mons. Bregantini che ci ha dedicato tanto tempo e con cui si è parlato da amici e poi...UDITE, UDITE IL 7 DICEMBRE ALLE ORE 18,00 NELLA SALA DELLA PROVINCIA DI CAMPOBASSO SI PRESENTERA' LA GUIDA "CON LE ALI AI PIEDI" la data e il luogo li ha decisi mons. Bregantini che...non perde mai tempo e così ad una richiesta quasi sussurrata ha risposto subito aprendo la sua agenda e decidendo il quando e il dove! Vi farò poi sapere in dettaglio.

Ma il primo giorno insieme ci ha visto fare e vedere molto di più...andate al prossimo post







venerdì 11 novembre 2011

San martino e...i ricordi






la nebbia...mannaggia, volevo partire presto ma aspetto che si alzi e mi sono venuti in mente delle feste di San Martino a San Martino di Castrozza che un tempo era casa per me...che nostalgia a volte! Ricordo degli 11 novembre con la neve e altri con dei solettini bellissimi e i larici ancora tutti gialli, mai la nebbia che, se c'è, in montagna è solo una nuvola bassa


. In questa foto si vede bene quel prato alto che era...il mio. Ricordo un giorno di autunno splendido, ero sdraiata immobile sul prato vicino a una baitina abbandonata che amavo moltissimo, fra le ciglia vidi passare una coppia sul sentiero più in basso, eravamo i soli lassù poi più niente quando saltai in piedi impaurita sentendo una voce proprio sulla mia testa: "Xe viva!" urlava l'uomo alla donna sul sentiero...ero così immobile che avevano pensato che fossi un cadavere! Il tipo fu quasi scocciato di vedermi saltare in piedi e se ne andò boffonchiando...e io mi rimisi sdraiata a contemplare le nuvole!


Non so se la favoletta che scrissi poi su "Pra da col", così si chiama, nacque quel giorno, tante volte sono andata lassù a godermi il cielo e le montagne, ma oggi mi è venuta in mente e ve la regalo con un pensiero speciale a gli amici montanari di San Martino e a tutti coloro che amano struggentemente le Dolomiti come me....ma si alzerà la nebbia?!





PRÀ DA COL
Una mattina, alle prime ore del giorno, uno degli aiutanti dell' Azzurro, il re delle nuvole, stava rassettando il palazzo o meglio, l'ala del palazzo che era di sua competenza. Perché il palazzo è immenso, così com’è immenso tutto il cielo che si estende a perdita d'occhio, ed è solo una parte del parco che lo circonda.
Non è un castello come quelli che costruiscono gli uomini, non è chiuso da alte pareti, lì tutto è lieve e trasparente e i suoi muri non hanno porte perché vi si può passare attraverso. E' così leggero e tutto di un colore, l'azzurro, che gli umani e tutte le altre creature di tutti i pianeti non riescono a distinguerlo da quell'immensa volta azzurra che nelle varie lingue chiamano cielo. Lì tutto è azzurro, perché il castello è sempre lì e come era continua ad essere: azzurre sono le sue stanze e i mobili, azzurri i suoi abitanti, azzurri i gatti e i cavalli che corrono fra le nubi e Azzurro è il suo Signore.
Laggiù, laggiù, oltre l'orizzonte umano ma nei confini dei possedimenti dell'Azzurro, vi è la fabbrica delle nuvole e i pascoli dove vengono allevate quelle a pecorelle, da lì esse partono per riempire il nostro cielo e lì fanno ritorno quando hanno finito il loro lavoro. Insomma nel regno dell'Azzurro le uniche cose che non sono azzurre sono le nuvole e le stelle di notte. Ma il cielo di notte non è azzurro? Sembra, in realtà l'Azzurro per farci riposare stende una coperta piena di puntini luminosi, le stelle, così, senza luce, riusciamo a dormire meglio.
Ma torniamo da capo. L'aiutante dell' Azzurro rassettava il palazzo, sprimacciava le nuvole divani e le nuvole poltrone, spolverava la polvere di stelle che si era posata dappertutto, visto che la sera prima c'era stata una festa e le stelle cadenti, chiamate così perché sono sbadate e inciampano sempre, e le comete avevano messo un grande scompiglio nei salotti del castello saettando di qua e di là e facendo a gara a chi aveva lo strascico più lungo e l'alone più sfolgorante. L'aiutante dell'Azzurro era ancora forse un po’ sbronzo e un po’ stanco per tutto quel latte che aveva fornito la Via Lattea la sera prima e fu forse per questo che mentre sbatteva un tappeto, proprio quello del salotto più bello dell' Azzurro, gli cadde di mano dall'alto del balcone e volò giù, sempre più giù verso la Terra.
Mamma mia che disastro! L'aiutante era disperato, sentimento assai raro e strano per un abitante di quel regno felice. Ma sì, era disperato perché sapeva quanto preziosa fosse ogni più piccola cosa nel palazzo. E quel tappeto stava proprio volando verso la Terra dove gli uomini, si sa, sono dei grandi sciuponi delle bellezze del Creato.
Il tappeto, dal canto suo, era felice di volare nel cielo. Niente era in apparenza cambiato, lui era azzurro e tutto attorno a lui era azzurro come sempre, ma dopo un po’ il vento che frusciava fra le sue frange accompagnandone la caduta verso la terra, divenne vortice: il risucchio che l'aveva catturato, lo arrotolava tutto e lo sbatacchiava facendo uscire dalle sue pieghe la polvere di stelle molto meglio di quello sbadato aiutante del Re. Il tappeto era ignaro della sua futura sorte, ma intanto era felice di quell'inattesa avventura.
Dovete sapere che la cosa che maggiormente distingue la Terra dal Cielo non è la sua consistenza, non è la materia ma il colore. Qui, sulla Terra, poche cose sono azzurre, fatta eccezione per le genziane, i non ti scordar di me e gli occhi delle principesse delle favole, mentre tutti gli altri colori sono in ugual misura presenti. Ma ancora una volta vi è un'eccezione: le Dolomiti. Lì tutto è di pochi ben distinti colori ma così intensi da far pensare che siano colorate con i pigmenti allo stato puro. Dicevamo le Dolomiti, lì i colori variano dal bianco a tutte le sfumature del rosa e del grigio delle sue rocce, al verde, in tutte le sue gradazioni, dei boschi e dei prati. E i fiori? Beh quella è un'altra storia visto che solo a nominarli tutti non basterebbero libri grossi come quelli di una Enciclopedia.
Il nostro tappeto, arrotolato come un siluro, stava proprio piombando lì, sulle Dolomiti, in quella parte di mondo che in quanto a bellezza aveva poco da invidiare al regno dell' Azzurro.
Proprio quando il tappeto stava per toccar terra, l' Azzurro si svegliò e, come sempre, aprì la porta del suo balcone, per ammirare il suo cielo e guardare giù verso la Terra per controllare se, almeno per quel giorno, gli uomini avessero evitato di mettere scompiglio in tutta la bellezza che era stata data loro in dono.
Fu allora che l' Azzurro vide il tappeto, appena sopra il limite del bosco, a pochi balzi celesti dal Velo della Madonna: il suo tappeto stava steso al sole, aggrappato agli abeti che gli facevano corona e si stiracchiava tutto per rimettersi dal grande volo.
"Che ci fa il mio tappeto sulla Terra?" tuonò l' Azzurro. "Non è per gli uomini, è troppo bello e poi è azzurro e a loro piace il verde per i tappeti".
L'aiutante tentò di nascondersi, ma con pareti trasparenti non c'è modo e poi in quel paese non esistono le bugie e la sua esitazione a confessare al Re che cosa aveva combinato, durò meno dello spazio di un pensiero.
"Sono stato io, o Azzurro, il tappeto mi è caduto mentre lo sbattevo fuori dal balcone e ora non so più come riportarlo su".
Azzurro borbottò per un poco, cosa che causò un terremoto in Friuli e un ciclone in Polinesia, poi sorrise nuovamente e bofonchiò: "Gli uomini non si meritano un dono simile. Chissà che ne faranno e se capiranno quanto è prezioso?"

Un altro sguardo in giù e l' Azzurro si avvide che dei pastori stavano risalendo con le loro mucche il pendìo che va da dove ora c'è il frequentatissimo Caffè Col, al suo bel tappeto, pardon, il prato: al pascolo di Prà da Col. Bisognava agire in fretta: afferrò al volo il larice più grosso e intintolo in uno di quei laghi alpini che, essendo circondati dal bosco, sono verdi come gli abeti, con due pennellate colorò di verde il suo bel tappeto azzurro. Poi ordinò ad un vento delle crode di volare raso i prati di tutte le Dolomiti e raccogliere i fiori più belli per poi spargerli sul tappeto. Il tutto avvenne alla velocità del cielo, di gran lunga superiore a quella della luce visto che essa ne è solo una parte.
Quando i pastori arrivarono sul colle, dove fino alla sera prima si stendeva un arido ghiaione, o meraviglia! Videro il prato più bello che uomo potesse immaginare, un pascolo d'erba dolcissima per le loro mucche, un luogo di gioco, ampio e protetto, per i loro bambini, un paradiso di fiori e profumi. Uno di loro corse giù in paese a dare la notizia, per annunziare il miracolo e… il sindaco con la fascia, il parroco, la banda, le guide alpine, il farmacista e il vigile con la barba e i baffoni seguiti da tutto il paese, salirono al prato per fare festa e far capriole sull'erba morbidissima.
Il prato (così si doveva abituare ad essere chiamato) era felice. Gli facevano un po’ male le impronte degli scarponi di chi lo calpestava e ogni tanto mandava urletti, che nessuno udiva, quando una mucca tirava un po’ troppo violentemente le sue foglioline. In fondo lui non era un vero prato e prima di questa avventura su di lui erano passati soltanto i piedi leggerissimi degli angeli ma nell'insieme era felice, specialmente per la felicità che sentiva espandersi nell'aria da chi si sdraiava su di lui per immergere gli occhi nel suo antico paese, il cielo. Ai piedi del Velo della Madonna ne sentiva la presenza divina, e si propose di essere il suo scendiletto. La cornice delle Pale lo faceva sentire protetto e sicuro.
Da allora l'Azzurro non ha mai smesso di curare in modo particolare quel suo pezzo di creazione. Gli uomini però non hanno resistito alla loro terribile tentazione di deturpare le cose più belle e ora hanno piantato sul suo limite due grossi tralicci dell'alta tensione.
Nel prato vi è anche un altro manufatto, che però ha avuto l'approvazione dell'Azzurro: è una piccola baita di legno che àncora a terra il tappeto, non si sa mai che voglia volare di nuovo lassù, che perdita sarebbe per noi!
Vi è, nell'anno degli uomini, un momento particolare in cui il prato celebra la sua appartenenza al cielo. Quando alla fine d'agosto il sole è ancora caldo ma nelle ombre lunghe del tramonto vi è già un non so che d'autunno, gli angeli, prima che gli uomini si sveglino, scendono dal cielo e cospargono il prato di migliaia di stelle che lassù sarebbero bianche ma che qui prendono un lieve colore lilla: sono i colchici.
È allora che il Prà da Col ritorna ad essere il tappeto dell'Azzurro ed è lassù, fra cielo boschi e pareti di roccia che se stai in silenzio puoi udire il frusciare delle ali degli angeli intenti a spargere i fiori più belli del cielo.