martedì 6 settembre 2011
Bettina che perde treni e aerei ma non la gioia di vivere!
oggi, ad onor del vero, mi ha fatto venire un pò di nervi mentre l'aspettavo alla stazione con i suoi bagagli e l'ho vista arrivare tranquilla dopo aver perso il treno, l'ho aspettata anche i giorni scorsi preoccupandomi insieme a Teresa, telefonando alle varie accoglienze per sapere se era passata e poi, ieri sera è arrivata, così, tranquilla come sta mattina alla stazione..ma è tanto cara e il suo cammino dalla Verna è stato un cammino importante, ne abbiamo parlato ieri sera a cena e lei raccontava...raccontava anche dell'Argentina e la grande crisi, di come suo papà perse il lavoro e la mamma non sapeva come tirare avanti la famiglia con un negozietto ma poi, il papà, pur di far studiare le figlie in un buon collegio gesuita, divenne lì il custode, lavoro in cambio di istruzione per le figlie, perchè diceva: "dovete avere una buona istruzione per essere libere..." grande papà! E Bettina lo è libera, libera nel cuore, profondamente, mi parlava di come la Teologia della Liberazione sia stata schiacciata, di come quella sia la Chiesa a cui crede...lei appena tornata dal GMG di Madrid...di come a Madrid la maggioranza dei giovani fosse lì per incontrarsi per ...scambiarsi vita più che essere "Papa boys" come appariva dalla Tv. Di come nulla sia stato fatto vedere delle proteste contro le spese eccessive sostenute dalla stato in crisi per questo mega raduno...
Lei ama viaggiare, risparmia all'osso per partire, vive con i suoi e il suo stipendio da farmacista è l'unica rendita sicura della famiglia e raccontava di come non abbia l'acqua calda in casa ma va bene così...e lei sogna e vola e viaggia quando può e Francesco è il suo amore celeste per questo non ha fatto il cammino di Santiago ma, scoperto in internet questo cammino francescano in Italia, è arrivata fin qui...
Mi ha lasciato qui il testo della canzone che sarà il prossimo post...quello che riesco a capire è molto bello...chissà se qualcuno vorra tradurmelo?!
Buon cammino nella vita "perdi treni ed aerei" e...continua a volare!
Lei ama viaggiare, risparmia all'osso per partire, vive con i suoi e il suo stipendio da farmacista è l'unica rendita sicura della famiglia e raccontava di come non abbia l'acqua calda in casa ma va bene così...e lei sogna e vola e viaggia quando può e Francesco è il suo amore celeste per questo non ha fatto il cammino di Santiago ma, scoperto in internet questo cammino francescano in Italia, è arrivata fin qui...
Mi ha lasciato qui il testo della canzone che sarà il prossimo post...quello che riesco a capire è molto bello...chissà se qualcuno vorra tradurmelo?!
Buon cammino nella vita "perdi treni ed aerei" e...continua a volare!
i segni del disamore...
Bettina, giovane pellegrina argentina, tanto cara ma che ha una vocazione a perdere treni ed aerei e che ho ospitato a casa mia ieri notte e ho appena incontraro alla stazione dove ha perso l’ennesimo treno, mi ha dato queste due foto e, di conseguenza, in questo post ritorno a parlare del...disamore riportando anche qui l'sms che mi inviò qualche giorno fa la nipote della mitica Chiara che conosco da quando era ragazzina e il suono melodioso del suo pianoforte riempiva l'aria di quel luogo che tanto amo e sempre amerò nonostante tutto, ed è per amore, solo per amore che ne parlo ancora perchè questo cartello fuori dalla porta mi ha fatto tanto pensare...
l’sms: “Ciao Angela, quello che fai è brutto e cattivo anzi, diabolico. Ti dico: smetti di dare il tormento a Cerbaiolo…sostienilo con la preghiera. Con Affetto M.G.B”
e allora, mettendo insieme il cartello e l’sms mi viene da dire. Diabolico è san Francesco, diabolico è Gesù perché tutti e due: accoglievano gli ultimi della terra, andavano a mangiare da chi nessuno voleva, accoglievano briganti, prostitute, pubblicani, lebbrosi, storpi, indemoniati…che forse facevano trekking o andavano in vacanza! E…non basta pregare…per quello che ne so sia Gesù che san Francesco pregavano e agivano…e agivano tanto! Se Gesù avesse solo pregato mica lo avrebbero messo in croce…o no?! Non da fastidio uno che “prega su una montagna” e poi se ne sta buono e tranquillo a vedere…”lo scempio che si fa della Sua casa”…sulla montagna ci va a “ricaricare le batterie” per agire meglio, con più Amore, con più forza. Una cosa non esclude l’altra, anzi, la potenzia…allora, attenzione a gli scandali e a chi causa scandalo,la pellegrina nulla sapeva della situazione a Cerbaiolo e, come tanti, ha telefonato all’ora “canonica” ma nessuno ha risposto e così…ha dormito a Pieve e poi a Viamaggio…ragazza cattolicissima e pure della gioventù francescana… Attenzione che gli angeli bussano alla porta senza ali e cori angelici, arrivano mascherati e…quando meno te lo aspetti…almeno questo dubbio a me viene ogni volta che apro la mia di porta e per “scaramanzia” non lascio fuori nessuno…come faceva Chiara…”non si può essere uguali a Chiara” mi viene detto, certo e chi lo vuole?! Ma certi principi umani e divini, se si vuole salvare quel luogo dello Spirito, vanno mantenuti e…ricordiamoci l’etimologia di “Cattolico” se è vero che vuole dire universale come si può, poi, e a priori giudicare un altro essere umano?! Lasciarlo fuori senza manco parlargli, se è brutto tempo..(questa poi è bella, non dovrebbe essere un luogo sperso fra i monti il “ rifugio nella tempesta” sia che questa sia esteriore o interiore?! Se io dopo tanti anni ho poi scritto la guida lo devo anche a una Chiara che mi aprì la porta e che, in amicizia, senza chiedermi nulla, mi mise il mio primo libro su san Francesco nelle mani e io lo lessi e…eccomi qua, “diabolicamente francescana” senza istituzioni e come so e come posso, cercando di non giudicare a priori…
altro disamore...un associazione come il Club Alpino a cui ero felice di appartenere fin da piccola che si permette di cancellare le frecce che indicano la "buona strada" ai pellegrini...non parlo dell'azzurro e giallo, quello è di chi ci fa i soldi sul Cammino la così detta "Via Francigena di san Francesco"...o come la vogliono chiamare...caro Club Alpino smetti di pensare di occuparti di chi cammina, di chi ama le montagne...la presunzione dei segno rossi e bianchi non ti salva se cancelli quelli che indicano la strada e scandalizza chi vede la cancellatura , come il cartello a Cerbaiolo…guai a chi scandalizza questi piccoli! Io se fossi un socio CAI me ne uscirei e non aver pagato il bollino da quando non vivo più sulle Dolomiti ora ha un senso…
E’ cattiveria mettere in luce quello di cui i pellegrini mormorano (peccato che non prendano posizione ma quello fa parte del lanciare il sasso e nascondere la mano…io non la nascondo)?!
Allora sono proprio tanto cattiva…per amore, soltanto per amore e che Dio mi fulmini se non è così! BZbzzz bummm, bruciata! No, scherzo, non mi ha fulminata, vuoi vedere che mi approva?!
l’sms: “Ciao Angela, quello che fai è brutto e cattivo anzi, diabolico. Ti dico: smetti di dare il tormento a Cerbaiolo…sostienilo con la preghiera. Con Affetto M.G.B”
e allora, mettendo insieme il cartello e l’sms mi viene da dire. Diabolico è san Francesco, diabolico è Gesù perché tutti e due: accoglievano gli ultimi della terra, andavano a mangiare da chi nessuno voleva, accoglievano briganti, prostitute, pubblicani, lebbrosi, storpi, indemoniati…che forse facevano trekking o andavano in vacanza! E…non basta pregare…per quello che ne so sia Gesù che san Francesco pregavano e agivano…e agivano tanto! Se Gesù avesse solo pregato mica lo avrebbero messo in croce…o no?! Non da fastidio uno che “prega su una montagna” e poi se ne sta buono e tranquillo a vedere…”lo scempio che si fa della Sua casa”…sulla montagna ci va a “ricaricare le batterie” per agire meglio, con più Amore, con più forza. Una cosa non esclude l’altra, anzi, la potenzia…allora, attenzione a gli scandali e a chi causa scandalo,la pellegrina nulla sapeva della situazione a Cerbaiolo e, come tanti, ha telefonato all’ora “canonica” ma nessuno ha risposto e così…ha dormito a Pieve e poi a Viamaggio…ragazza cattolicissima e pure della gioventù francescana… Attenzione che gli angeli bussano alla porta senza ali e cori angelici, arrivano mascherati e…quando meno te lo aspetti…almeno questo dubbio a me viene ogni volta che apro la mia di porta e per “scaramanzia” non lascio fuori nessuno…come faceva Chiara…”non si può essere uguali a Chiara” mi viene detto, certo e chi lo vuole?! Ma certi principi umani e divini, se si vuole salvare quel luogo dello Spirito, vanno mantenuti e…ricordiamoci l’etimologia di “Cattolico” se è vero che vuole dire universale come si può, poi, e a priori giudicare un altro essere umano?! Lasciarlo fuori senza manco parlargli, se è brutto tempo..(questa poi è bella, non dovrebbe essere un luogo sperso fra i monti il “ rifugio nella tempesta” sia che questa sia esteriore o interiore?! Se io dopo tanti anni ho poi scritto la guida lo devo anche a una Chiara che mi aprì la porta e che, in amicizia, senza chiedermi nulla, mi mise il mio primo libro su san Francesco nelle mani e io lo lessi e…eccomi qua, “diabolicamente francescana” senza istituzioni e come so e come posso, cercando di non giudicare a priori…
altro disamore...un associazione come il Club Alpino a cui ero felice di appartenere fin da piccola che si permette di cancellare le frecce che indicano la "buona strada" ai pellegrini...non parlo dell'azzurro e giallo, quello è di chi ci fa i soldi sul Cammino la così detta "Via Francigena di san Francesco"...o come la vogliono chiamare...caro Club Alpino smetti di pensare di occuparti di chi cammina, di chi ama le montagne...la presunzione dei segno rossi e bianchi non ti salva se cancelli quelli che indicano la strada e scandalizza chi vede la cancellatura , come il cartello a Cerbaiolo…guai a chi scandalizza questi piccoli! Io se fossi un socio CAI me ne uscirei e non aver pagato il bollino da quando non vivo più sulle Dolomiti ora ha un senso…
E’ cattiveria mettere in luce quello di cui i pellegrini mormorano (peccato che non prendano posizione ma quello fa parte del lanciare il sasso e nascondere la mano…io non la nascondo)?!
Allora sono proprio tanto cattiva…per amore, soltanto per amore e che Dio mi fulmini se non è così! BZbzzz bummm, bruciata! No, scherzo, non mi ha fulminata, vuoi vedere che mi approva?!
lunedì 5 settembre 2011
il grande Freddie...
Oggi aprendo google ho visto il bellissimo tributo che hanno fatto al grande Freddie nel giorno del suo compleanno e così, ecco a voi una delle sue canzoni che più amo: "Somebody to love". Ho guardato diversi video prima di mettere questo e l'ho scelto perchè si vede la sua bella faccia con i baffoni e i denti grandi che la rendevano tanto simpatica...Freddie stai di certo cantando con gli angeli e ci sei stato portato via così presto perchè gli angeli erano invidiosi di noi umani e ti volevano con loro BUON COMPLEANNO IN PARADISO!
ecco il testo:
Can anybody find me somebody to love?
Each morning I get up I die a little
Can barely stand on my feet
Take a look in the mirror and cry
Lord what you're doing to me
I have spent all my years in believing you
But I just can't get no relief, Lord!
Somebody, somebody
Can anybody find me somebody to love?
I work hard every day of my life
I work till I ache my bones
At the end I take home my hard earned pay all on my own -
I get down on my knees
And I start to pray
Till the tears run down from my eyes
Lord - somebody - somebody
Can anybody find me - somebody to love?
(He works hard)
Everyday - I try and I try and I try -
But everybody wants to put me down
They say I'm goin' crazy
They say I got a lot of water in my brain
Got no common sense
I got nobody left to believe
Yeah - yeah yeah yeah
Oh Lord
Somebody - somebody
Can anybody find me somebody to love?
Got no feel, I got no rhythm
I just keep losing my beat
I'm ok, I'm alright
Ain't gonna face no defeat
I just gotta get out of this prison cell
Someday I'm gonna be free, Lord!
Find me somebody to love
Can anybody find me somebody to love?
ecco il testo:
Can anybody find me somebody to love?
Each morning I get up I die a little
Can barely stand on my feet
Take a look in the mirror and cry
Lord what you're doing to me
I have spent all my years in believing you
But I just can't get no relief, Lord!
Somebody, somebody
Can anybody find me somebody to love?
I work hard every day of my life
I work till I ache my bones
At the end I take home my hard earned pay all on my own -
I get down on my knees
And I start to pray
Till the tears run down from my eyes
Lord - somebody - somebody
Can anybody find me - somebody to love?
(He works hard)
Everyday - I try and I try and I try -
But everybody wants to put me down
They say I'm goin' crazy
They say I got a lot of water in my brain
Got no common sense
I got nobody left to believe
Yeah - yeah yeah yeah
Oh Lord
Somebody - somebody
Can anybody find me somebody to love?
Got no feel, I got no rhythm
I just keep losing my beat
I'm ok, I'm alright
Ain't gonna face no defeat
I just gotta get out of this prison cell
Someday I'm gonna be free, Lord!
Find me somebody to love
Can anybody find me somebody to love?
domenica 4 settembre 2011
a spasso con Giovanni...
nei giorni passati è stato qui da me il caro amico pellegrino (lui dice di non esserlo ma io non gli credo), Giovanni Sirotto...alpinista, sciatore di tutti i posti con una vetta innevata del mondo, grande ciclista...che ne dite del Verona - Pechino
a cinquant'anni suonati, protagonista di 1000 e più avventure che si sta preparando a fare dall'Alaska alla Terra del Fuoco sempre a cavallo della sua bicicletta. Pellegrino di Francesco nel 2005 e fu così ci incontrammo quando l'ospitai a casa mia perchè l'ostello non esiteva ancora per poi vedermelo arrivare una quantità di volte in bici...cercando una sua foto in internet ho trovato questa che è perfetta..la bici, il carrettino pieno di 50 kg. di mattoni per provare il trascinamento del carretto per l'impresa della Via della Seta, e Assisi all'orizzonte.
Negli anni, qui Giovanni si è fatto anche altre amiche, le Sorelline, le care amiche mie francescane che se lo videro arrivare da volontario quando la loro casa era ancora un rudere e che, il primo inverno, stettero al caldo perchè Giovanni precettò un caro amico e arrivarono con un camion pieno di stufe, l'amico produttore di marmi, poi, regalò loro il bel altare della capelletta...che giri di amici, quante cose belle possono nascere da un incontro pellegrino!
E' stato bello incontrare con lui anche due giovani pellegrini lombardi, ragazzi pieni di vita e di entusiasmo che erano arrivati il giorno prima dalla Verna, bello anche per me avere il tempo di chiaccherare a lungo sia con lui che con loro...è il grande vantaggio di questa estate di sosta dai super lavori che un ostello comporta, è l'unico vantaggio perchè mi viene poi da pensare a tutti i rapporti che sarebbero potuti nascere nell'ostello che non c'è...ma pensiamo al futuro!
Sono in attesi che si sblocchi una situazione per una casa, devo solo avere la pazienza d'attendere...speriamo!
Qui fa un caldo da...deserto di Giuda, che non è un'imprecazione ma un ricordo del cielo grigio e caldo, dell'afa pesante della statale 90 verso Jerico...ma quando verrà l'autunno?!?
Grazie Giovanni per la tua amicizia!
a cinquant'anni suonati, protagonista di 1000 e più avventure che si sta preparando a fare dall'Alaska alla Terra del Fuoco sempre a cavallo della sua bicicletta. Pellegrino di Francesco nel 2005 e fu così ci incontrammo quando l'ospitai a casa mia perchè l'ostello non esiteva ancora per poi vedermelo arrivare una quantità di volte in bici...cercando una sua foto in internet ho trovato questa che è perfetta..la bici, il carrettino pieno di 50 kg. di mattoni per provare il trascinamento del carretto per l'impresa della Via della Seta, e Assisi all'orizzonte.
Negli anni, qui Giovanni si è fatto anche altre amiche, le Sorelline, le care amiche mie francescane che se lo videro arrivare da volontario quando la loro casa era ancora un rudere e che, il primo inverno, stettero al caldo perchè Giovanni precettò un caro amico e arrivarono con un camion pieno di stufe, l'amico produttore di marmi, poi, regalò loro il bel altare della capelletta...che giri di amici, quante cose belle possono nascere da un incontro pellegrino!
E' stato bello incontrare con lui anche due giovani pellegrini lombardi, ragazzi pieni di vita e di entusiasmo che erano arrivati il giorno prima dalla Verna, bello anche per me avere il tempo di chiaccherare a lungo sia con lui che con loro...è il grande vantaggio di questa estate di sosta dai super lavori che un ostello comporta, è l'unico vantaggio perchè mi viene poi da pensare a tutti i rapporti che sarebbero potuti nascere nell'ostello che non c'è...ma pensiamo al futuro!
Sono in attesi che si sblocchi una situazione per una casa, devo solo avere la pazienza d'attendere...speriamo!
Qui fa un caldo da...deserto di Giuda, che non è un'imprecazione ma un ricordo del cielo grigio e caldo, dell'afa pesante della statale 90 verso Jerico...ma quando verrà l'autunno?!?
Grazie Giovanni per la tua amicizia!
venerdì 2 settembre 2011
Dino Buzzati un amore antico...
Quando ero ragazza credo di aver letto, se non tutto, quasi tutto quello che il "Dino dolomitico" ha scritto e, andavo dicendo: "Se lo avessi incontrato me ne sarei innamorata a prima vista", mi piace il suo modo di scrivere, mi piace quell'angoscia sottile che il non scritto fra le sue righe ti mette addosso, con lui ho in comune l'amore per le Dolomiti, lui è l'unico che in due paginette riesce a descriverle come nessuno è mai riuscito; l'amore per il fantastico che non è solo fantasia fine a se stessa; l'allegorico; il pessimismo ottimista; il nostalgico e l'ineluttabile; il contemplativo assieme ad uno sfrigolio nello stomaco; la poesia della natura; l'amore per l'arte, per la pittura...ho tanto, tanto in comune...ma non so scriverlo come scrive lui...
I "60 racconti" li avevo fra i miei libri poi, come la maggioranza dei libri che amo, l'ho perso e, qualche tempo fa, ho sentito il bisogno di ricomperarlo e così, ogni giorno, mi leggo un racconto o due che mi lasciano dentro quella sensazione che un sogno-quasi -incubo ti lascia quando ti svegli al mattino, li devo prendere a piccole dosi, ora più di allora, mi colpiscono, a volte mi feriscono. Sta mattina, dopo un buon caffelatte, ho letto questo che qui trascrivo, buona lettura...vi passo un pò della mia-sua angoscia... (ma come si fa a descrivere anche solo la corsa di un treno così bene?! E poi, come si fa a scrivere una frase così perfetta:"...E prati e boschi e acquitrini, mentre dietro di noi la lontananza si gonfiava con la potenza di un rimorso."?! )
"Il direttissimo"
«Quel treno, prendi?»
«Quello».
La locomotiva era terribile sotto la tettoia fumosa, sembrava un toro inferocito che scalpitasse per la smania di partire.
«Con questo treno viaggi?» mi chiedevano. Incuteva infatti paura, tanto frenetica era la tensione del vapore acqueo che filtrava dalle fessure sibilando.
«Con questo» io risposi.
«E per dove?». Io dissi il nome. Non l’avevo pronunciato mai, neppure parlando con gli amici, per una specie di pudore. Il grande nome, il massimo, la destinazione favolosa. Di scriverlo qui non ho il coraggio.
Allora mi guardarono chi in un modo chi in un altro: con ira per la mia improntitudine, con scherno per la mia pazzia, con pietà per le mie illusioni. Qualcuno rise. D’un balzo fui nella vettura. Spalancai un finestrino, cercai nella folla volti amici. Non un cane.
E dài allora, o treno, non perdiamo un minuto, corri galoppa. Signor macchinista, per piacere, non essere avaro di carbone, da’ fiato al leviatano. Si udirono dei soffi emessi con precipitazione, i vagoni ebbero un fremito, i pilastri della pensilina si mossero, dapprima lentamente, ad uno ad uno mi sfilarono dinanzi. Poi case case stabilimenti gasometri tettoie case case ciminiere androni case case alberi orticelli case tran-tran tran-tran i prati la campagna le nuvole viaggianti nell’aperto cielo! Dai, macchinista, con l’intera potenza del vapore.
Dio, come si correva. A questa andatura ci voleva poco io pensavo, a raggiungere la stazione 1 e poi la 2, la 3, la 4 e poi la 5 che era l’ultima, e sarebbe stata la vittoria. Attraverso i vetri io compiaciuto guardavo i fili elettrici che si abbassavano, finché facevano uno scarto, tac, risalendo alla primitiva posizione, questo a causa del palo successivo: e il ritmo accelerava sempre più. Ma dinanzi a me, sul divano di velluto rosso, sedevano due signori con la faccia di coloro che se ne intendono di treni, i quali consultavano continuamente l’orologio e scuotevano il capo brontolando. Allora io, che sono un tipo un po’ apprensivo, presi il coraggio a due mani e domandai: «Se non sono indiscreto, signori, perché scuotete così il capo?».
«Scuotiamo il capo» mi rispose il più anziano dei due «perché questo maledetto treno non marcia come sarebbe il suo dovere. Di questo passo arriveremo con un ritardo spaventoso».
Io non dissi niente ma pensavo: «Mai contenti, gli uomini; questo treno è addirittura entusiasmante per vigore e buona volontà, sembra una tigre, questo treno corre come probabilmente nessun treno è mai riuscito a correre, eppure eccoli qua, gli eterni viaggiatori che si lagnano». Intanto le campagne, da una parte e dall’altra, fuggivano con meraviglioso slancio e la lontananza alle nostre spalle ingigantiva.
Difatti la stazione numero 1 si presentò prima che me lo aspettassi. Controllai l’orologio. Eravamo in perfetto orario. Qui, secondo il programma, io dovevo incontrare l’ingegnere Moffin per un affare importantissimo. Scesi di corsa, mi affrettai, come previsto, al ristorante della prima classe; dove infatti c’era il Moffin che aveva appena finito di mangiare.
Lo salutai, mi sedettì, ma lui non accennava minimamente al nostro affare, parlava del tempo e di altre cose indifferenti come se avesse dinanzi a sé un immenso spazio disponibile. Ci vollero buoni dieci minuti (e ne mancavano appena 7 alla partenza) perché si decidesse a tirar fuori dalla busta di pelle gli incartamenti necessari. Ma si accorse che io guardavo l’orologio «Ha fretta, per caso, giovanotto?», mi chiese non senza ironia. «A me, per essere sincero, non piace trattar gli affari con l’acqua alla gola…»
«Giustissimo, ingegnere illustre», osai, «ma il mio treno fra poco riparte e… »
«Quando è così», fece lui raccogliendo i fogli con un energico gesto delle mani, «quando è così, sono dolente, dolentissimo, ma… ne riparleremo, se mai, quando lei, caro signore, sarà un poco più comodo». E si alzò.
«Mi scusi», balbettai, «la colpa però non è mia. Sa, il treno».
«Non importa, non importa», disse, sorridendo con superiorità. Feci appena in tempo a raggiungere il mio treno che si rimetteva lentamente in moto. «E pazienza» io pensavo «sarà per un’altra volta, quello che conta è di non perdere la corsa».
Volammo attraverso le campagne e i fili telegrafici danzavano su e giù con quei loro soprassalti da epilettico, si vedevano praterie sconfinate e sempre meno case, sempre meno, perché ci inoltravamo nelle terre del nord, le quali si aprono a ventaglio verso la solitudine e il mistero.
I due signori di prima non c’erano più. Nel mio scompartimento sedeva un pastore protestante dall’aspetto mite, che tossiva. E prati e boschi e acquitrini, mentre dietro di noi la lontananza si gonfiava con la potenza di un rimorso.
A un tratto, non sapendo cosa fare, guardai l’orologio e subito anche il pastore protestante, fra un colpo di tosse e l’altro, fece lo stesso; e scosse il capo. Ma questa volta non domandai il perché: purtroppo il perché io lo sapevo. Erano le 16.35 e già da un quarto d’ora saremmo dovuti essere arrivati alla stazione 2, la quale neppure si intravedeva all’orizzonte.
Alla stazione 2 doveva aspettarmi la Rosanna. Quando il treno arrivò, sulla banchina c’era molta gente. Ma Rosanna non c’era. Avevamo un ritardo di mezz’ora. Saltai a terra, attraversai la stazione, affacciandomi al piazzale. E allora in fondo al viale, lontanissima, avvistai la Rosanna che se ne andava un poco curva.
«Rosanna, Rosanna!» chiamai a tutta voce. Ma il mio amore era oramai distante. Non si voltò neanche una volta, e io vorrei sapere: umanamente parlando, potevo io correrle dietro, potevo abbandonare il treno e tutto quanto? Rosanna scomparve in fondo al viale, con una rinuncia in più io risalii sul direttissimo e via, attraverso le pianure boreali, verso ciò che gli uomini chiamano il destino. Che importava l’amore, dopo tutto?
Camminammo ancora giorni e giorni, i fili elettrici di fianco alle rotaie facevano la loro danza nevrastenica. Ma perché il rombo delle ruote non aveva più il bell’impeto di prima? Perché all’orizzonte gli alberi si attardavano svogliati invece di scattare via come lepri colte di sorpresa?
Alla stazione numero 3 ci sarà stata appena una ventina di persone. Non vidi il Comitato che doveva venire a festeggiarmi. Sulla banchina chiesi informazioni. «Non è venuto per caso un Comitato così e così» domandai «uomini e donne con la banda e le bandiere?»
«Sì, sì, è venuto. Ha aspettato un bel pezzo, anche. Poi ne ha avuto abbastanza e se ne è andato».
«Quando?»
«Saranno tre quattro mesi fa» mi fu risposto. In quel mentre si udì un lungo fischio perché il treno ripartiva. Coraggio, allora, in marcia. Il direttissimo arrancava con tutte le forze disponibili, certo non era più la travolgente galoppata di una volta. Il carbone difettoso? L’aria diversa? Il freddo? Il macchinista stanco? E la lontananza dietro di noi era una specie di abisso che a guardarlo veniva la vertigine.
Alla stazione numero 4, lo sapevo, doveva esserci la mamma. Ma quando il treno si fermò le banchine erano vuote. E nevicava.
Mi sporsi a lungo dal finestrino, guardai intorno e stavo per richiudere deluso, quando riuscii a vederla: nella sala d’aspetto, rincantucciata su una panca, tutta avvolta in uno scialle, che dormiva. Misericordia, come era diventata piccola. Saltai dal treno e corsi ad abbracciarla. Stringendola, mi accorsi che non pesava quasi più: un mucchietto fragile di ossa. E la sentivo tremare per il freddo.
«Dimmi, è un pezzo che mi aspetti?»
«No, no, figlio mio» e rideva felice «non sono neanche quattro anni». Così dicendo non guardava me, bensì fissava il pavimento intorno, quasi cercasse qualche cosa.
«Mamma, cosa cerchi?»
«Niente… Ma le tue valige? Le hai lasciate sulla banchina, fuori?»
«Sono sul treno», dissi.
«Sul treno?» e un ombra di desolazione le calò come un velo sulla fronte. «Non le hai ancora scaricate?» «Ma io…» non sapevo proprio come dirglielo.
«Vorresti dire che riparti subito? Che non ti fermi neanche un giorno?»
Tacque, sgomenta, e mi guardava.
Io sospirai. «E va bene! Lascerò che il treno se ne vada. Adesso corro a prender le valigie. Ho deciso. Rimango qui con te. Dopo tutto, mi hai aspettato quattro anni».
Di nuovo, a queste mie parole, la faccia della mamma si cambiò. Tornarono l’allegrezza ed il sorriso (il quale però non emanava più luce come prima).
«No, no, non andare a prendere i bagagli, mi sono espressa male» supplicò. «Io scherzavo, sai. Io ti capisco. Non puoi fermarti in questo povero paese. Per me non val la pena. Per me non devi perdere neanche un’ora è molto meglio che tu riparta subito. Assolutamente. E’ il tuo dovere… Desideravo una sola cosa: rivederti. Ti ho rivisto, adesso son contenta…»
Chiamai: «Facchino, facchino!». Un facchino spuntò immediatamente. «Ci sono da scaricare tre valigie!».
«Macché valigie» ripeté la mamma «Un’occasione come questa non tornerà mai più. Tu sei giovane, hai da fare la tua strada. Presto, sali in vettura. Va’, va’» e sorridendo, con fatica immensa, mi spingeva debolmente verso il treno. «Per carità, fa’ presto, stanno chiudendo gli sportelli». Non so come, con tutto il mio egoismo, mi ritrovai nello scompartimento e mi sporgevo dal finestrino aperto, gesticolando per gli ultimi saluti.
Fuggendo il treno, lei ben presto divenne ancora più piccola di quello che effettivamente era, una figurina afflitta e immobile sul deserto marciapiedi, sotto la neve che cadeva. Poi divenne un punto nero senza volto, una minuscola formica nella vastità dell’universo; e subito svanì nel nulla. Addio.
Con un ritardo di anni e anni accumulati, siamo così di nuovo in viaggio. Ma per dove? Cala la sera, i vagoni sono gelidi, non c’è rimasto quasi più nessuno. Qua e là, negli angoli degli scompartimenti bui, siedono degli sconosciuti dalle facce pallide e dure, che hanno freddo e non lo dicono. Per dove? Quanto è lontana l’ultima stazione? Ci arriveremo mai? Valeva la pena di fuggire, con tanta furia, dai luoghi e dalle persone amate? Dove, dove ho messo le sigarette? Ah, qui nella tasca della giacca. Certo, tornare indietro non si può. Forza, dunque, signor macchinista. Che faccia hai, come ti chiami? Non ti conosco, né ti ho mai visto. Guai se tu non mi aiuti. Sta’ saldo, bel macchinista, butta nel fuoco l’ultimo carbone, falla volare questa vecchia baracca cigolante, ti prego, lanciala a rotta di collo, che assomigli almeno un poco alla locomotiva di una volta, ti ricordi? Via nella notte, a precipizio. Ma in nome di Dio non mollare, non lasciarti prendere dal sonno.
Domani forse arriveremo.
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