martedì 21 aprile 2015

Sognando...la RUAH

...e così, poco fa, con un tecnico e i proprietari siamo andati alla RUAH! Che bella, che voglia di vederla aperta e piena di vita! Ora sta a voi, la casa attende speranzosa, è 5 anni che ci aspetta! Proprio mentre eravamo lì sono passati dei pellegrini....che voglia di dire loro: " entrate, appoggiate lo zaino, fatevi una doccia e poi salite ad Assisi!" PELLEGRINI STA A VOI, BASTA POCO, DATE QUELLO CHE POTETE MA...FATE SI' CHE ANCHE CON UN MODESTO AIUTO, IL VOSTRO AIUTO, QUESTO SOGNO PER TUTTI DIVENGA REALTA'!
Nelle foto anche quella che era la stalla, poi un magazzino e che diverrà la sala da pranzo...vi prometto delle belle cene come alla "Perfetta Letizia", vi prometto la gioia che c'era attorno a quella tavola....vi prometto....che veramente lì si farà LA BELLEZZA
ORA STA A VOI!




lunedì 6 aprile 2015

ALLELUYAAAA CI SIAMOOOO!


CLIKKATE SU:

www.produzionidalbasso.com


poi su PROGETTI INCORSO

IL PROGETTO DELLA RUAH E' LI' !!!


E.....SIATE GENEROSI...AVETE 114 GIORNI PER 

ESSERLO!

e che l'Angelo, tutte le schiere, ci diano una mano!




mercoledì 1 aprile 2015

CI SIAMO QUASI!




Il crowdfunding sta per partire ed è emozionante vedere che alcuni di voi hanno già donato direttamente sul conto GRAZIEEEE!
Come si fa, nel progetto di crowdfunding su www.produzionidalbasso.it , saranno elencati i premi per chi dona….ma io non resito e lo metto in anteprima qui!
GRAZIEEEE A CHI HA GIA' DONATO, AVRETE ANCHE VOI IL PREMIO!
E GRAZIEEEE A CHI STA PER FARLO
E GRAZIE ANCHE A QUELLI CHE CI STANNO PENSANDO SU...AVETE 4 MESI PER FARLO...MA NON DIMENTICATEVENE!
i premi:
i sostenitori che invieranno da 10 euro a 50 euro:
avranno il loro nome scritto su una parete dell'ostello, una parete tutta colorata e ricca di umanità
i sostenitori che invieranno da 100 euro in su:
saranno iscritti nell' “Albo d'oro” consultabile e nell'ostello e potranno soggiornare, mangiare e bere e dormire per 3 giorni all'ostello
i sostenitori che invieranno 1000 euro
saranno iscritti nell' “Albo d'oro” consultabile nell'ostello e potranno soggiornare all'ostello per una settimana per 5 anni o “prestare” questo loro bonus ad amici (compatibilmente all'afflusso dei pellegrini e da concordare di volta in volta)
i sostenitori da...tanti zeri
potranno soggiornare all'ostello per periodi concordati e a vita e potranno concordare con l'Associazione di avere un angolo del giardino dedicato a chi desiderano iscrivendo il nome in un cippo, su una targa...

giovedì 26 marzo 2015

Miracolo ad Assisi!

Mamma mia quant'è che non scrivo sul blog...chissà se qualcuno lo apre ancora?!
Beh questa notizia è grossa e, prometto, mi rimetterò a scrivere ancora!
Ecco il miracolo assisano! come lo ho scritto su Facebook

MIRACOLO AD ASSISI!!!
Oggi è una giornata particolare...non ve ne avevo parlato perchè non sapevo come sarebbe andata...chiamati dal Custode del Sacro Convento, il giovane fra Mauro, ci siamo trovati là...noi dei cammini francescani, ovvero: Di qui passò Francesco, La Via di Francesco e il Cammino di Assisi...mai successo prima!
Per trovare un oltre alle divisioni....e ci arriveremo!
Per ora ricopio qui quello che, appena arrivata a casa ho scritto a chi si occupa dell'uscita della 6a edizione di "Di qui passò Francesco" che è vicina.
Sono schiantata emozionalmente...è 11 anni che spero una cosa così...gli sviluppi si vedranno, è presto per parlarne ma, per ora sulla guida sarà scritto quanto sotto e sono TROPPO FELICE!....
Al ritorno ho scattato questa foto...poi è venuta una grandinata immane....addio fiori!
Il Testimonium
Questo cammino ha dal 2011 la sua conclusione a Monte Sant'Angelo, nella grotta dell'Arcangelo Michele sul Gargano: da montagna sacra a montagna sacra, sui passi di Francesco, seguendo questa guida e la sua continuazione, Con le ali ai piedi. Il bellissimo testimonium di avvenuto cammino vi attende là ma, da Aprile 2015, potrete ottenere il documento di arrivo ad Assisi presentando la vostra credenziale, con i vari timbri, alla “Statio peregrinorum” che dimostri che avete camminato almeno gli ultimi 100 km.da Città di Castello o, in senso inverso,da Collescipoli.
la “Statio peregrinorum” ad Assisi
Bellissima novità pellegrina alla Basilica di Francesco ad Assisi! Finalmente si apre un luogo di arrivo, un ufficio pellegrino nel Sacro Convento dove i pellegrini, come a Santiago, verranno registrati su un librone. Questo è il primo passo verso un lavoro congiunto di tutti i cammini che qui arrivano o transitano. Lì, appena passata la porta del Convento, riceverete il documento di arrivo.
Alle 18, ogni giorno, all'altare maggiore vi sarà la Messa del Pellegrino e si sta pensando anche ad una benedizione per chi prosegue il cammino.
Questo è un sogno che si avvera di cui, dal cuore, ringrazio a nome di tutti i pellegrini il Custode fra Mauro; un abbraccio ai pellegrini che mancava e che ora è realtà GRAZIE!

mercoledì 7 gennaio 2015

due belle persone

QUELLO CHE JOVANNOTTI A SCRITTO SU PINO DANIELE...molto bello, scritto da una persona che bella è per l'amico che bello è per sempre!

«Con Pino mi accadeva un fenomeno inspiegabile, dopo qualche minuto che stavo con lui mi veniva un accento un po’ napoletano. Sul serio, se ci passavo una giornata poi a fine cena mi ritrovavo a usare espressioni tipo “uè” o perfino “guagliò”. Era un influsso che lui aveva, pinodanielizzava l’atmosfera. Lo faceva con la musica ma se ci penso bene lo faceva proprio con tutto se stesso che era tutto un se stesso fatto solo di musica. Ho tante ore di “volo” a bordo dell’astronave PinoDaniele, decolli atterraggi vuoti d’aria turbolenze ma soprattutto ore di vita e di musica indimenticabili iniziate molto prima di conoscerlo.
Pino Daniele è stato il mio primo concerto. A essere sinceri prima di lui c’era stato un “Giromike” con ospite la Rettore e un Gianni Morandi in piazza a Cortona, ma a quelli mi ci aveva portato la mia mamma, e comunque mi erano piaciuti. A vedere Pino al Palaeur di Roma invece ci andai io da solo, 1981, biglietto comprato in prevendita con soldi miei che avevo messo da parte. Che band strepitosa, io non ci capivo niente ma mi fecero sentire in una zona tra la festa e il pericolo, tra il sogno e la minaccia, tra la rabbia e la gioia, dove poi ho scoperto che avviene sempre la grande musica. Era una musica diversa, coraggiosa, libera, selvatica, intelligente e nuova e che mi era entrata dentro come qualcosa che non sai da dove arriva ma che ti porta via, pinodanielizza l’atmosfera.
L’album Nero a Metà, un capolavoro assoluto di ogni tempo. Poi uscì Vai mo’ che aveva questo titolo svelto, che mi faceva impazzire già a partire da lì. E c’era dentro Yes I know my way, la prima volta che pensai che un italiano poteva essere funky e arrabbaito senza perdere il sorriso.
Passarono gli anni, io diventai Jovanotti, continuai ad essere un fan, lui era sempre il grande Pino Daniele, lo era sempre di più. Amato e riverito sia dagli stonati che dai musicisti virtuosi.
Lo conobbi nel 1994, mi proposero di fare il tour con lui ed Eros. Non ci potevo credere.
Pino Lorenzo Eros. Il manifesto lo fecero disegnare a me, col pennarello tracciai un sole addosso ad un palazzo, era il mio modo per immaginare la mappa di un’esperienza che mi avrebbe cambiato la vita, dividere il palco negli stadi con due grandi della musica italiana, diversissimi ma uniti da quella volontà di far filtrare il sole attraverso il cemento armato.
Eros lo conoscevo già da prima perchè avevamo lo stesso agente. Con Pino legammo tanto, mi voleva bene e io mi sentivo un prescelto a poter essere in confidenza con quel grande artista che mi sembrava fatto di musica, pensava solo alla musica, zero menate, la musica al centro di ogni cosa. Mi regalò la sua amicizia sanguigna e fraterna. Pino era simpatico e ti faceva piegare dalle risate, quando voleva, i suoi racconti sono letteratura blues e commedia dell’arte, belli come certe sue canzoni, e divertenti come i film di Totò, che per lui era un dio. Tante emozioni oggi, troppe tutte insieme.
Conservo il ricordo della giornata di Napoli, allo stadio San Paolo, 13 giugno 1994. Era il suo ritorno a Napoli dopo tanti anni senza esibirsi nella sua città, e io e “Ramazza” (è così che gli amici chiamano Eros) lo avremmo accompagnato in quella che per lui e per i napoletani era la cosa più importante del mondo. Inoltre da pochi giorni era morto Massimo Troisi e la cosa aveva caricato quella giornata di un’emozione ancora più forte e aveva avvolto Pino in una nuvola di pensieri che rimanevano tra sé e sé. Pino era agitato, silenzioso, ogni tanto sdrammatizzava con una battuta ma quel concerto per lui era molto più di un concerto. La città era in attesa, i biglietti introvabili, nessuno a Napoli sapeva dove alloggiava Pino, e si temeva che se fosse entrato anche con un blindato nello stadio ci sarebbero stati dei rischi di ordine pubblico là fuori, per il troppo amore dei fans. Così lui entrò nello stadio all’alba, mentre la città dormiva ancora, arrivando da Roma, e rimase in camerino per tutta la giornata senza che nessuno lo venisse a sapere, tranne noi e pochi intimi.
Quel giorno ero uno dei tre ammessi nel suo camerino e parlammo di tutto meno che di quello che stava per succedere. Come sempre Pino sdrammatizzava, lo ha sempre fatto quando si trattava di avere a che fare con il mito che era diventato. Quando uscimmo sul palco ce l’avevo accanto e guardando lo stadio assistetti alla più grande dimostrazione di amore di un popolo verso un artista che lo rappresenta, qualcosa di veramente storico, mai vista prima e mai più vista una cosa del genere. Una cosa che non dimenticherò mai. Quella Napoli si riconosceva in Pino Daniele, l’artista che aveva saputo valorizzarla non attraverso le sue maschere ma partendo dalla realtà e dalla poesia, l’uomo che l’aveva liberata dagli stereotipi, che l’aveva portata nella modernità senza perderci in cultura e in umanità. Pino Daniele è per Napoli quello che Bob Marley è per la Jamaica, ma siccome i napoletani sono napoletani e Napoli è Napoli, tutto è amplificato, tutto è più grande più complesso più rumoroso più infuocato più indescrivibile a parole.
Dopo quel concerto siamo diventati veramente amici, avevamo condiviso un pezzo di storia, anche se quel giorno a scriverla era stato, chiaramente, soprattutto lui. Continuammo a frequentarci e a fare musica. E a ridere di tutto, ogni volta che incontravamo.
In quel periodo sia lui che io ci eravamo fidanzati da poco ed eravamo già molto innamorati delle nostre giovani ragazze e dopo quel tour condividemmo il tempo in cui dall’essere una coppia si diventa una famiglia, quella cosa ci unì parecchio.
Qualche mese prima aveva avuto un infarto e doveva stare attento e riguardarsi, e siccome io non sono un tipo dedito agli stravizi ero una frequentazione che lo prendeva bene, con me si poteva rilassare senza tentazioni pericolose per le coronarie. Insieme si faceva soprattutto musica, si parlava di musica, si ascoltava musica, si progettava musica. Io ero quasi all’inizio, lui era in un nuovo inizio, incuriosito dalle nuove sonorità dei computers, dalle possibilità del pop, voleva scrivere usando un po’ meno il napoletano e me ne parlava, era desideroso di essere trasmesso di più anche dalle radio del nord Italia, per arrivare a più gente, per rompere altre barriere, per fare a pezzi altri pregiudizi, i tempi stavano cambiando e la sua vocazione è sempre stata quella di fare cose nuove con gente nuova, di non rimanere attaccato alle cose che lo avevano reso celebre. Lui che aveva passato un ventennio a studiare giri armonici audaci adesso era presissimo dal rap, un genere che di accordi quando ne usa due in una canzone è già troppo.
Che musicista incredibile che è stato Pino. Aveva i denti grandi, da uomo di Neandertal, e un fisico possente quasi da neonato gigante, con il torace da buttafuori segnato da una cicatrice proprio in mezzo, incline alle belle mangiate specialmente quando la parola “fritto” accompagna la descrizione della pietanza, ma con la chitarra sapeva essere di una leggerezza che io ho visto solo nelle farfalle. Per lui era IMPOSSIBILE, credetemi, IMPOSSIBILE, produrre una sequenza di note che non fosse bellissima, quando si metteva lì a improvvisare. Studiava sempre la chitarra, non ha mai smesso di studiarla, di accarezzarla, di farci ballare le sue dita sulle punte o di prenderla a pugni. Quando aveva la chitarra in braccio si completava una figura che non lasciava entrare dentro nient’altro, un equilibrio cosmico, il simbolo di una croce, non sto esagerando, senza la sua chitarra in braccio Pino era incompleto. E di quel suo falsetto naturale che usciva da quelle grandi ossa, ne vogliamo parlare? E i testi di moltissime sue canzoni? non so, mi viene in mente “putesse essere allero’”. Su quella canzone ci ho imparato un po’ di napoletano ma anche cosa può fare l’arte poetica nella cultura popolare. “Putesse essere allero e m’alluccano
dint’e recchie
e je me sento viecchio
putesse essere allero cu mia figlia mbraccio che me tocca ‘a faccia e nun me’ fa guardà”
Nonostante fossimo diventati amici io nemmeno per un secondo sono riuscito a mettere da parte del tutto la mia devozione al suo talento, che mi condizionava sempre, c’è sempre stata una parte di me che quando eravamo insieme mi diceva “ue guagió, chist’è Pino Daniel’… te rendi conto co’cchì stai a pazziá?”
La sua musica quando ero al liceo mi ha liberato e illuminato, e da grande la sua amicizia mi ha fatto diventare un musicista, mi ha fatto credere nelle mie potenzialità e nella possibilità di migliorarmi.
Era da un po’ di tempo che non ci sentivamo, a settembre scorso mi aveva chiesto di essere tra i suoi ospiti all’arena di Verona ma io ero lontanissimo e non ci siamo potuti organizzare. L’altra notte a capodanno ho acceso la TV e l’ho visto su Rai Uno che cantava e ho pensato che avrei voluto chiamarlo e che l’avrei fatto nei prossimi giorni, ciao Pì come stai? e vediamoci una volta! è troppo che non ci facciamo una chiacchierata! Poi stamattina mi sono svegliato e ho trovato un sms di Ramazza che mi diceva “è morto Pino fratè, sono sconvolto”.
Pino Daniele è stato un artista enorme, un vero gigante, e il tempo non farà altro che consolidare questa sua immensa importanza per la musica e per la cultura dei nostro paese. Napoli perde il suo figlio musicista più grande del dopoguerra, senza nessun dubbio, e uno dei più grandi di tutti i tempi, ne sono del tutto sicuro».

lunedì 5 gennaio 2015

Troppo bello!


cuori grandi

...lo sai come fa il cuore...due grandi a cui il cuore non ha retto, forse erano cuori così grandi che il corpo non li poteva più contenere...